Finanza locale, cantiere aperto

ItaliaOggi
6 Aprile 2018
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Revisione delle regole sul pareggio di bilancio per adeguarle ai rilievi della Consulta.
Sblocco e razionalizzazione della fiscalità locale. Semplificazione degli adempimenti amministrativo-contabili. con un occhio di riguardo per i mini enti Sono queste alcune delle questioni cruciali per il mondo della p.a. locale che attendono una soluzione da parte del nuovo governo e del nuovo parlamento.
In queste settimane, come ovvio, le attenzioni della politica si concentrano su aspetti meno «tecnici», ma appena superato lo stallo attuale e formato il nuovo esecutivo, occorrerà mettervi mano con la consapevolezza che si tratta di questioni cruciali per la crescita del paese.
Ciò vale soprattutto per il primo punto, a cui è legata l’effettiva possibilità di rilanciare gli investimenti degli enti locali e, quindi, quelli della pubblica amministrazione tutta, innescando un prezioso volano per l’economia reale.
Qui si tratta di rimettere mano alla disciplina dettata dalla legge n.243/2012 (per farlo, occorre la maggioranza qualificata delle due camere), già modificata nella scorsa legislatura dalla legge n. 164/2016, ma recentemente rivisitata dalla Corte costituzionale, che con la sentenza n. 247/2017 ne ha sostanzialmente ribaltato il significato. Secondo i giudici delle leggi, in particolare, è illegittimo porre limitazioni all’utilizzo, da parte degli enti, dell’avanzo di amministrazione (e a maggior ragione del fondo pluriennale vincolato) per ragioni di finanza pubblica, il che potrebbe consentire di rimettere in circolo somme congelate dai tempi del vecchio patto di stabilità per un importo stimato (dall’ufficio parlamentare di bilancio) in oltre 16 miliardi di euro. Il problema è come assorbire l’effetto negativo che tale operazione avrebbe sui conti statali, per cui è giocoforza pensare a una apertura graduale.
Al Mef si stanno studiando diverse soluzioni, che saranno quanto prima sottoposte al vaglio della politica. Il secondo capitolo riguarda il fisco locale, che da tre anni è congelato da un blocco reiterato per ben due volte consecutive e che difficilmente potrà essere riproposto anche per il 2019, costringendo gli enti la tenere ferme aliquote decise nel 2015 (o anche prima) da amministrazioni di colore diverso. Anche qui, tuttavia, non sarà semplice trovare un punto di equilibrio fra le sensibilità diverse di ha in passato accarezzato l’idea della patrimoniale e chi ha proposto e attuato una ampia detassazione degli immobili (che, lo ricordiamo, costituiscono il cespite principale del fisco periferico) in questa legislatura punta alla flat tax.
Vi sono poi questioni meno di sistema, ma molto sentite dagli amministratori locali, in primis quella della semplificazione, soprattutto a beneficio dei piccoli comuni. In questi giorni, i pressing dell’Anci si concentra sulla contabilità economico-patrimoniale (e sul bilancio consolidato che ne rappresenta il naturale sbocco), con la richiesta di concedere una proroga e di alleggerire l’obbligo per i mini enti.
Ma il tema è decisamente più ampio e porta a mettere in discussione molti degli adempimenti previsti dalle ultime riforme contabili (segnatamente, la cosiddetta armonizzazione) e amministrative (dal nuovo codice dei contratti alla complessa normativa anticorruzione). Tavoli tecnici sono al lavoro, ma anche qui sarà la politica a dover decidere e non senza difficoltà se si rammenta che la forza più votata alle ultime elezioni (il M5s) ha, non molti anni fa, proposto la fusione obbligatoria al di sotto di una soglia demografi ca da determinare. In questa prospettiva, sarà inevitabile che il ragionamento si intersechi con quello relativo all’obbligo di gestione associata delle funzioni fondamentali, che giace quasi completamente inattuato da poco meno di un decennio.

 

Rassegna Stampa in collaborazione con Mimesi srl

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