Se a livello nazionale si tratta di uno sblocco molto rilevante (pari almeno a 2,2 miliardi), a livello di singolo ente il vantaggio è tanto più rilevante quanto è alto il fondo crediti che l’ente ha l’obbligo di accantonare. Gli enti che registrano un alto fondo crediti, sono però anche quelli che hanno maggiore difficoltà a riscuotere e, di conseguenza, tensioni in termini di cassa e risicati avanzi di amministrazione, se non disavanzi veri e propri. La versione del saldo finale rischia, quindi, di concedere molti spazi agli enti che potrebbero non avere la possibilità di usufruirne.
La manovra 2016 interviene su questo punto attraverso la previsione di un “borsino” regionale degli spazi finanziari. L’articolo 35, comma 16 del disegno di legge affida alle Regioni la regia del borsino degli spazi finanziari, destinati all’aumento delle spese in conto capitale a condizione che il saldo, sempre a livello regionale e compresa la stessa Regione, resti invariato. I recuperi e i miglioramenti degli spazi chiesti e ceduti devono realizzarsi nel biennio successivo, così come è accaduto fino ad ora per gli spazi finanziari del patto di stabilità interno. Se nel corso dell’iter parlamentare fosse aggiunto anche la possibilità di cedere e acquisire spazi a livello nazionale, lo sblocco degli avanzi subirebbe una forte accelerazione a tutto vantaggio di un più forte impulso agli investimenti e all’economia in generale.
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