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La riscossa dei piccoli comuni

La riscossa dei piccoli comuni. Dopo tre tentativi falliti nelle passate legislature, i mini-enti festeggiano una legge che ne riconosce le specificità. E stanzia 100 milioni di euro fino al 2023 per sostenerne la rinascita attraverso interventi di riqualificazione volti al ripopolamento dei territori, alla prevenzione del rischio idrogeologico, alla messa in sicurezza di strade e scuole, alla promozione del turismo e dei prodotti locali.

La proposta di legge Realacci-Terzoni, nata dall’unificazione di due testi del Pd e del MoVimento 5 Stelle, è stata approvata definitivamente ieri dall’aula del senato con un voto pressoché unanime (205 a favore, nessun contrario e due astenuti) che segue quello unanime della camera di un anno fa (si veda ItaliaOggi del 29/9/2016) e segna una linea di discontinuità rispetto alle politiche degli ultimi anni che spesso hanno relegato i piccoli comuni e i loro problemi agli ultimi posti dell’agenda delle priorità.

Ora con questa legge si pongono le basi per invertire la tendenza. Per realizzare quella «Agenda controesodo», come l’ha definita l’Anci, che dovrà portare a ripopolare i piccoli comuni e a farli rinascere. Perché, come ha osservato il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, «se la dimensione demografica non è un difetto, lo spopolamento lo è, ma lo spopolamento non è una sorte ineluttabile». Dal 1971 al 2015 i comuni italiani sotto i 5.000 abitanti (che attualmente sono 5.591, pari al 70% del totale dei municipi, e ospitano 11 milioni di persone) hanno perso più del 20% della popolazione. Ma dal 2008 si è registrata una parziale inversione di tendenza visto che in 581 piccoli enti la popolazione è aumentata del 9%. «Per consolidare questa controtendenza occorre un finanziamento stabile, un bando destinato alle aree interne, sul modello del bando periferie, serve uno strumento di sviluppo affidato ai comuni», ha auspicato Decaro. La legge approvata ieri dal senato prova a fare questo, aprendo un ventaglio di opportunità ai piccoli comuni che però dovranno fare i conti con risorse che già appaiono risicate (100 milioni in sette anni, se suddivisi per l’intera platea dei 5.591 mini-enti fanno 2.555 euro all’anno a comune, una cifra con cui difficilmente si può impostare un piano strutturale di riqualificazione). I fondi potranno essere utilizzati per recuperare i centri storici e realizzare i cosiddetti «alberghi diffusi», ossia strutture ricettive, ricavate dal recupero di immobili inutilizzati e in stato di degrado, dislocate in uno o più edifici all’interno del borgo. Sarà anche possibile acquisire stazioni ferroviarie e case cantoniere dismesse per trasformarle in presìdi di protezione civile sul territorio. E si potranno concludere intese con le diocesi per recuperare i beni culturali, storici e artistici degli enti ecclesiastici.

Il provvedimento contiene inoltre norme per facilitare e promuovere la vendita diretta dei prodotti agroalimentari a filiera corta. E anche per questo Coldiretti non esita a definire la legge «storica» perché, osserva l’organizzazione presieduta da Roberto Moncalvo, «tre piccoli comuni su quattro sono il territorio di riferimento per gli allevamenti destinati alla produzione di formaggi o salumi italiani a denominazione di origine (Dop), mentre nel 60% di essi si trovano gli uliveti dai quali si ottengono i pregiati extravergini riconosciuti dall`Ue».

Fonte: ItaliaOggi.it