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Manovra correttiva, le novità per gli enti locali nel decreto legge 98 del 2011

Con la pubblicazione del decreto legge n. 98 sulla Gazzetta ufficiale del 6 luglio scorso, il testo della manovra correttiva 2011 proposta dal Governo è finalmente diventato definitivo.

Si sono succedute infatti diverse versioni e, pure quella che sembrava l’ultima prima dell’invio al Quirinale (sulla quale erano state analizzate le misure relative al patto di stabilità per gli enti locali), è stata modificata e aggiustata.

Si riportano di seguito le novità in materia di patto di stabilità approdate nel testo definitivo del decreto legge n. 98 del 2011.

A) Criteri di virtuosità

Dal 2012 gli enti locali saranno suddivisi in quattro classi: i super virtuosi, i virtuosi, i non virtuosi, i peggiori.

A decidere il posizionamento (con decreto dell’Economia soggetto all’intesa con al Conferenza unificata) sarà una griglia di dieci indicatori di virtuosità, che abbracciano:

1. il rispetto del patto di stabilità nel triennio precedente,

2. gli investimenti finanziati con risorse proprie rapportati alla spesa corrente

3. l’incidenza della spesa di personale sulla spesa totale e il numero dei dipendenti sulla popolazione,

4. la situazione finanziaria nel triennio,

5. anticipazioni di cassa,

6. il livello nel triennio della spesa per auto di servizio,

7. il numero di sedi di rappresentanza (in Italia e all’estero),

8. l’autonomia finanziaria,

9. il tasso di copertura dei costi dei servizi a domanda individuale,

10. la partecipazione alla lotta all’evasione fiscale rapportata ai trasferimenti statali o alle quote di gettito devoluto.

Dal 2013 i super virtuosi, fermo restando l’obiettivo di comparto, vedranno azzerati i tagli introdotti dal d.l. 78/2010 e non saranno soggetti alla ulteriore stretta introdotta dal decreto in commento.

Essi dovranno conseguire l’obiettivo strutturale realizzando un saldo finanziario pari a zero. Inoltre, avranno uno sconto sulla manovra imposta per il 2012 dall’articolo 14 del decreto legge 78/2010. Sarà un decreto del Ministero dell’Economia, d’intesa con la Conferenza Unificata a definire la riduzione, il cui ammontare complessivo ammonta, per comuni e regioni, a 200 milioni di euro.

Mentre per gli enti che appartengono alla categoria dei (solo) virtuosi è prevista l’esclusione dalla manovra aggiuntiva a introdotta per gli anni 2013 e successivi.

B) Gli ulteriori tagli dal 2013

La “stretta” ammonta, per i comuni con popolazione superiore a 5 mila abitanti, a 1 miliardo nel 2013 e 2 miliardi a partire dal 2014. Essa opererà, per i comuni delle regioni a statuto ordinario, sul fondo sperimentale di riequilibrio e sul fondo perequativo, mentre per i comuni di Sicilia e Sardegna sui trasferimenti, comprensivi della compartecipazione Irpef.

Non solo: i tagli ai comuni non virtuosi potranno essere aumentati fino al 50%, per consentire al comparto di rientrare dello sconto concesso ai virtuosi.

L’individuazione delle singole riduzioni è rinviata ad un decreto del Mef, d’intesa con la Conferenza Stato città, da emanare entro il 30 giugno 2012.

C – Rafforzamento del Patto Regionalizzato

A decorrere dal prossimo anno le modalità di raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica delle regioni, delle province autonome, degli enti locali del territorio, degli enti e organismi strumentali o il cui funzionamento è posto a carico dei predetti enti, possono essere concordate tra lo Stato e le regioni (comprese le province autonome), previo accordo in sede di Cal (Consiglio delle autonomie locali) e, ove non istituito, con i rappresentanti dell’Anci e dell’Upi regionali.

 Ciò a condizione che la regione nel triennio precedente abbia rispettato il patto di stabilità interno in tutte e tre gli anni e non sia stata sottoposta ai piani di rientro dai deficit sanitari.

Le regole del patto regionalizzato richiedono di rispettare i criteri europei nella individuazione delle entrate e delle spese da considerazione nel saldo valido ai fini del patto; la regione risponde del mancato raggiungimento dell’obiettivo, attraverso un maggiore concorso alla manovra nell’anno successivo, in misura pari all’importo sforato.

Sono altresì confermate le sanzioni vigenti a carico degli enti inadempienti e il monitoraggio a livello centrale, nonché il termine perentorio del 31 ottobre per la comunicazione degli obiettivi “regionalizzati”.

Le modalità di attuazione del nuove regole del patto regionalizzato saranno fissate con decreto del Ministro dell’Economia, d’intesa con la Conferenza unificata, entro il 30 novembre 2011.

D) Nuove sanzioni in caso di mancato rispetto del patto di stabilità interno

Intanto, debutta la sanzione pecuniaria a carico degli amministratori e del responsabile del servizio economico-finanziario, di ammontare pari fino a dieci volte l’indennità di carica, per i primi, e fino a tre volte la mensilità (al netto degli oneri), per i secondi.

Essa sarà stabilita dalla sezioni giurisdizionali della Corte dei conti nei casi in cui accertino che il rispetto del patto è stato raggiunto mediante imputazioni contabili “scorrette” o altre forme elusive; pensiamo, ad esempio, alla contabilizzazione delle entrate e delle spese alle cosiddette partite di giro, anziché ai pertinenti capitoli di bilancio.

Una ulteriore disposizione sancisce la nullità dei contratti e degli atti elusivi delle regole del patto di stabilità interno, posti in essere a partire dal 6 luglio.

Ancora, dopo la soppressione dei trasferimenti statali operata con il federalismo fiscale, le sanzioni riferite a tagli o soppressioni degli assegni statali sono riferite anche alle “nuove” entrate del fondo sperimentale di riequilibrio; in caso di incapienza gli enti locali sono tenuti a versare la differenza allo Stato.

Nel frattempo le associazioni degli enti locali si sono schierate contro la manovra. In effetti, proprio nel primo anno di applicazione del federalismo fiscale – la svolta epocale che ha mandato in soffitta i trasferimenti statali, a favore all’autonomia finanziaria – nulla è cambiato rispetto ai “soliti” tagli, operati, questa volta, sulle “nuove” voci del fondo sperimentale di riequilibrio alimentato dalla fiscalità immobiliare, anziché sui trasferimenti statali. Mentre si salva l’ulteriore voce di entrata arrivata nell’era federalista della compartecipazione al gettito dell’Iva; per cui i comuni con maggiore “capienza” di Iva avranno minori tagli.

L’unica novità è l’incursione dei dieci indicatori di virtuosità per salvaguardare alcuni enti (fra quelli con più di 5 mila abitanti) dalla tagliola. Dalle prime applicazioni, però, i risultati si dimostrano lontani dall’obiettivo di selezionare i comuni con una buona gestione economico-finanziaria. Non sarà facile. D’altra parte, proprio per questo motivo è stata messa in moto la “macchina” dei questionari dei fabbisogni standard.

Patrizia Ruffini

Fonte: Leggioggi