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Manovra, regioni alla finestra

Più risorse (400 milioni) per gli investimenti in modo da salvaguardare i trasferimenti delle regioni a comuni e province. Niente più rinvii sull’attuazione dell’autonomia finanziaria regionale e istituzione di una commissione tecnica per l’esame dei trasferimenti da sopprimere e da sostituire con entrate autonome (senza oneri per la finanza pubblica e aggravi fiscali sui contribuenti). Attribuzione alle regioni del gettito derivante dalla lotta all’evasione. Rifinanziamento delle risorse per garantire gli indennizzi agli emotrasfusi e per l’assistenza agli alunni disabili. Integrazione dei 30 milioni mancanti (da circa 250 milioni le risorse sono scese a 220 milioni) per il personale a tempo indeterminato dei centri per l’impiego. E soprattutto 1,3 miliardi per il rinnovo del contratto dei lavoratori della sanità (su cui oggi ci sarà un incontro tra Aran e sindacati) e 3 miliardi per la copertura delle funzioni non fondamentali riallocate dalle province. È questo in sintesi il contenuto dei 12 emendamenti considerati irrinunciabili, al cui accoglimento i governatori subordinano il parere favorevole sulla legge di bilancio. Nel frattempo, il giudizio delle regioni sulla Manovra non può che restare sospeso. L’ok, atteso ieri in Conferenza delle regioni, slitta dunque alla prossima settimana. «Non saremmo al momento nella possibilità di dare un parere favorevole alla manovra, per questo chiederemo che si possa rinviare di una settimana perché, come avvenuto negli anni passati, si possa trovare un ragionevole accordo», ha osservato il presidente del parlamentino dei governatori Stefano Bonaccini. «Mi auguro che il governo ci ascolti perché abbiamo da un lato alcune centinaia di milioni di euro di riequilibrio per l’extra sanità e poi c’è il tema del rinnovo del contratto. Non dobbiamo fasciarci la testa, ma lavorare per cercare un ragionevole ed equilibrato compromesso». Rispetto al presidente dell’Emilia-Romagna, il governatore della Liguria, Giovanni Toti, sembra più intransigente. «Questo governo ritiene le regioni, i comuni e i cittadini un bancomat per le proprie inefficienze», ha dichiarato. «La legge di Bilancio è in completa continuità con quelle degli anni passati e completamente insoddisfacente».

Secondo i governatori, il livello di finanziamento del Servizio sanitario nazionale, mantenuto al di sotto del 6,5 % del Pil, e la mancanza di una copertura finanziaria per i rinnovi contrattuali dei dipendenti pubblici e convenzionati con il Servizio sanitario nazionale, metterebbero a rischio la sostenibilità della qualità dei servizi territoriali. Gli enti territoriali quindi, non condividono la scelta del governo di finanziare il fondo sanitario nazionale per 113,4 miliardi, 500 milioni in meno rispetto al 2017.

Fonte: ItaliaOggi.it