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Ferrara è il comune più virtuoso

Attende una telefonata di congratulazioni dal presidente del consiglio. Tiziano Tagliani è il sindaco più risparmioso d’Italia. Tanto che si aspetta che Mario Monti lo additi ad esempio. Lui gongola ma si schermisce: «Faccio il mio dovere». Però i suoi colleghi sindaci d’Italia, c’è da giurarlo, lo guardano in cagnesco.
Lui la spending review l’ha anticipata, ha stretto la cinghia all’intero Comune e senza aumentare le tasse ha raggiunto il record del risparmio: 40 milioni di euro in tre anni. A cui vanno aggiunti i 30 milioni di euro di mancate rimesse dello Stato in seguito ai ripetuti provvedimenti di taglio alla spesa pubblica locale. Intendiamoci, non è che non si lamenti dei tagli praticati dal governo. Intanto però mette in luce il risultato eclatante che può vantare e che pone Ferrara al top della classifica dei Comuni più virtuosi. Sì perché il risparmio di spesa pubblica in questa città di 135 mila abitanti è stato di quasi 15 miliardi delle vecchie lirette l’anno: se tutti facessero così, addio spread.
«Un risultato straordinario», commenta l’assessore del Bilancio, Luigi Marattin, braccio armato del sindaco con l’ordine di killerare il deficit. «Per la prima volta dopo molti anni il debito pubblico che ogni ferrarese ha idealmente sulle proprie spalle, scende sotto i mille euro, ovvero da 1.237 a 948, non male considerando che il debito pubblico nazionale che ogni italiano ha sulle proprie spalle è 33mila euro».A fine 2012 il debito del Comune di Ferrara si attesterà a 128 milioni di euro. Era pari a 167 milioni di euro nel 2009, la riduzione è quindi attorno al 24%. Resta ancora molto da fare, ma la discesa è incominciata e la giunta comunale ferrarese assicura che non si adagerà sugli allori per portare a termine la missione di annientare il passivo nei conti. Qual è la ricetta elaborata dal sindaco e dal suo assessore ? Un mix di provvedimenti finalizzati alla spesa oculata. Primo: non accendere mutui, che determinano ricadute di interessi da pagare e quindi incidono sui bilancio anche degli anni futuri. Secondo: rientrare dai debiti per non pagare il costo del denaro: «In questo modo dal 2009 ad oggi abbiamo risparmiato più di 4,5 milioni di euro in spesa per interessi», dice Marattin. Terzo: l’accentramento degli acquisti con trattative serrate coi fornitori per il materiale di cancelleria, informatico e di consumo (in totale: 342 euro per ogni 100 abitanti). Quarto: ridotte al minimo le spese di rappresentanza, quasi cancellate (40 euro ogni 100 abitanti, nessun Comune della stessa dimensione fa meglio) e abolite le auto blu. Quinto: ridotto al minimo lo staff del settore comunicazione. Sesto: pressoché azzerato il ricorso alle consulenze esterne, sono gli uffici comunali a farsi carico anche delle incombenze più complesse (221 euro ogni 100 abitanti). Settimo: è stato fatto il censimento dei locali che l’amministrazione aveva in affitto ed è incominciata la disdetta traslocando gli uffici in locali di proprietà. I dieci comandamenti dello spenderbene che sono poi la ricetta cucinata a Ferrara si completano con la revisione dei servizi e delle spese di pulizia, ridotte a 1.203 euro per 100 abitanti, la spinta alla raccolta differenziata in modo che la spesa per i rifiuti ora si attesta a 510 euro per ogni 100 abitanti e infine lo sviluppo della geotermia che consente notevoli risparmi sul riscaldamento. «Se lo Stato non avesse insistito a far pagare agli enti locali i sacrifici che non è in grado di o non vuole fare, avremmo potuto destinare quei soldi ad asili nido, a riduzioni di tasse, a contributi alle imprese che innovano, alla spesa sociale per i più bisognosi», commenta Marattin. «Non l’abbiamo potuto fare perché dal 2010 a oggi abbiamo subito quasi 30 milioni di euro di tagli da parte del governo. Altrimenti, sarebbe stato chiaro ed evidente a tutti che ridurre il debito è di sinistra: permette di distogliere risorse dal pagamento di una rendita (gli interessi) e destinarle a scopi più produttivi. E significa evitare di scaricare sui figli le spese che i padri non riescono a coprire». La giunta si è insediata nel 2009. Il sindaco è stato eletto (al ballottaggio) col 56,8 % dei voti, sostenuto da Pd, Idv, Laici-Riformisti, Sinistra Aperta. Lo sfidante, Giorgio Dragotto, si presentava a capo di una coalizione Pdl-Lega-Udc-Socialisti. Tiziano Tagliani, 53 anni, di professione è avvocato. È stato consigliere regionale Pd. Adesso è il super-risparmiatore d’Italia. Dice: «Quello del 2012 è un bilancio straordinario perché mette assieme i tagli del scorso anno di 11 milioni di euro, ai tagli della manovra ordinaria che erano di 12 milioni e mezzo più i cinque della manovra Monti: ciò significa che per le spese correnti abbiamo 28 milioni di euro in meno in un bilancio che è intorno ai 100 milioni di euro di spesa corrente. Questi tagli avrebbero significato la chiusura di una parte rilevante dei nostri servizi se non avessimo operato scelte necessarie a resistere. Abbiamo dovuto chiedere un sacrificio alla città, ma l’abbiamo fatto rispettando criteri di equità, con attenzione alle categorie più deboli. Per questo abbiamo scelto di non aumentare tariffe dei servizi a domanda individuale, di non toccare la tassazione locale sulla prima casa e di non introdurre la tassa di soggiorno. Anche l’aumento delle aliquote di compartecipazione all’addizionale Irpef è stato introdotto con un innalzamento progressivo per salvaguardare i redditi più bassi. Inoltre avendo la chiara percezione che l’Imu sugli edifici diversi dalla prima casa e la manovra nazionale sono un peso rilevante anche per le attività economiche, non abbiamo previsto ulteriori vessazioni su imprese e negozi. Insomma, abbiamo preferito agire sulla macchina comunale, fare attenzione alle spese, tagliare dove possibile».Tanto impegno politico-contabile è stato premiato anche da una decisione dei francesi di Lymh, il più grande gruppo mondiale del lusso. Dietro la promessa del sindaco che limerà radicalmente gli adempimenti burocratici la multinazionale insedierà a Ferrara una fabbrica per produrre scarpe di alta qualità col marchio Berluti. Il Comune ha assicurato a Lymh l’apertura dei cantieri entro l’anno. Ma sulla testa del sindaco è arrivata la mazzata della Corte d’appello: deve pagare 1,7 milioni di euro a un imprenditore altoatesino che non aveva accettato l’esproprio di un terreno nel 1982. Dopo 30 anni è arrivata la sentenza e il sindaco (che è ricorso in Cassazione) sembra debba mettere mano al portafoglio, creando una falla nel suo bilancio-modello.

Fonte: Italia Oggi