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Dote alternativa dai pagamenti Pa

Calcolo appropriato delle maggiori entrati fiscali, sotto forma di Iva, derivanti dal pagamento dei debiti arretrati della pubblica amministrazione. E emissione di mini titoli pubblici ad hoc. Con queste due operazioni è possibile abbattere per il 2013 l’onere fiscale dell’Imu sulla prima abitazione e bloccare l’aumento dell’aliquota Iva dal 21% al 22% cento. A indicare questa rotta alternativa, rispetto da quella tracciata dal Governo, e con effetti immediati è un emendamento trasversale presentato al Senato al decreto Imu-Cig che vede primo firmatario Giulio Tremonti e che è sottoscritto anche da Ugo Sposetti (Pd), Paolo Romani (Pdl) e Roberto Calderoli (Lega).

Un correttivo non troppo distante da quello già prospettato nelle scorse settimane da Renato Brunetta (Pdl) e Stefano Fassina ma subito bloccato dalla Ragioneria generale dello Stato. La relazione di accompagnamento al correttivo a firma Tremonti, Sposetti, Romani e Calderoli comincia con un «Primum vivere». E prosegue: «Quanto disposto con il presente emendamento…insiste e/o sta per insistere sull’andamento corrente già depresso dell’economia italiana: sulla vita, sui consumi delle famiglie, sulle imprese». Nel testo si sottolinea che l’abbattimento fiscale temporaneo (Imu e Iva) disposto per l’anno 2013 vale 5,9 miliardi e che la corrispondente necessaria copertura prodotta dal maggiore gettito Iva derivante dal pagamento dei debiti della Pa è pari a 6,3 miliardi.

Oltre alla questione Iva-Imu in Parlamento cresce l’attesa per il cosiddetto tesoretto da spread che si dovrebbe materializzare a fine anno grazie alla minor spesa per interessi sostenuta rispetto alle previsioni messe nero su bianco dall’esecutivo Monti. «È ancora presto per fare una valutazione affidabile» sui risparmi consentiti dal calo dello spread, «e le prospettive dei prossimi mesi non sono chiarissime», ha detto in un’audizione alla commissione Bilancio della Camera il viceministro dell’Economia, Stefano Fassina. Che ha aggiunto: «Riteniamo vi siano dei risparmi, che saranno utili a compensare gli effetti della maggiore contrazione dell’economia rispetto alle previsioni sulla finanza pubblica, per le minori entrate fiscali e le maggiori spese per gli ammortizzatori sociali, in particolare quelli in deroga».

Fonte: Il Sole 24 Ore