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Possibile ripensamento della distinzione tra entrate ricorrenti e non ricorrenti al fine di potenziare gli investimenti

V. Giannotti (www.bilancioecontabilita.it 27/6/2016)

Alcune entrate sono considerate per definizione dai nuovi principi contabili come non ricorrenti, in particolare l’allegato 7 al d.lgs. 118/2011 precisa la distinzione tra entrata ricorrente e non ricorrente, a seconda se l’acquisizione dell’entrata sia prevista a regime ovvero limitata ad uno o più esercizi, e della spesa ricorrente e non ricorrente, a seconda se la spesa sia prevista a regime o limitata ad uno o più esercizi (vedi punto 1 lett.g). A prescindere dall’entrata o dalla spesa a regime, il successivo punto 5 del citato allegato precisa che:

  • Sono in ogni caso da considerare non ricorrenti le entrate riguardanti:
    a) donazioni, sanatorie, abusi edilizi e sanzioni;
    b) condoni;
    c) gettiti derivanti dalla lotta all’evasione tributaria;
    d) entrate per eventi calamitosi;
    e) alienazione di immobilizzazioni;
    f) le accensioni di prestiti;
    g) i contributi agli investimenti, a meno che non siano espressamente definitivi “continuativi” dal provvedimento o dalla norma che ne autorizza l’erogazione;
  • Sono, in ogni caso, da considerarsi non ricorrenti, le spese riguardanti:
    a) le consultazioni elettorali o referendarie locali,
    b) i ripiani disavanzi pregressi di aziende e società e gli altri trasferimenti in c/capitale,
    c) gli eventi calamitosi,
    d) le sentenze esecutive ed atti equiparati,
    e) gli investimenti diretti,
    f) i contributi agli investimenti.

Avuto riguardo la lotta all’evasione tributaria, espressamente considerata dal principio contabile citato, con certezza quale entrata non ricorrente, il problema che potrebbe porsi riguarda un eventuale programma di lotta all’evasione che assicuri costantemente le entrate all’ente e tale da poterlo considerare una componente di carattere ricorrente, ciò anche al fine di definire correttamente il perimetro del possibile finanziamento degli investimenti, ormai ridotti dal pareggio di bilancio alle sole entrate accertate dall’amministrazione a specifica destinazione.

IL FINANZIAMENTO DELLE SPESE DI INVESTIMENTO 
Il principio contabile do cui all’allegato 1 sulla competenza finanziaria potenziata al punto 16, a seguito delle modifiche introdotte dal DM 01/12/2015, prevede quanto segue per le spese di investimento:
“… Può costituire copertura agli investimenti imputati all’esercizio in corso, secondo le modalità individuate nel principio applicato della contabilità finanziaria, il saldo positivo dell’equilibrio di parte corrente in termini di competenza finanziaria, risultante dal prospetto degli equilibri allegato al bilancio di previsione.
Può costituire copertura agli investimenti imputati agli esercizi successivi considerati nel bilancio di previsione, secondo le modalità individuate nel principio applicato della contabilità finanziaria:
a) il saldo positivo dell’equilibrio di parte corrente, in termini di competenza finanziaria, risultante dal prospetto degli equilibri allegato al bilancio di previsione, per un importo non superiore al minore valore tra la media dei saldi di parte corrente in termini di competenza e la media dei saldi di parte corrente in termini di cassa registrati negli ultimi tre esercizi rendicontati, se sempre positivi, determinati al netto dell’utilizzo dell’avanzo di amministrazione, del fondo di cassa, e delle entrate non ricorrenti che non hanno dato copertura a impegni, o pagamenti …;
b) per le Autonomie speciali, …;
c) il 50 % delle previsioni riguardanti l’incremento di gettito derivante dall’applicazione di nuove o maggiori aliquote fiscali, o derivanti dalla maggiorazione di oneri concessori e sanzioni, formalmente deliberate, stanziate nel bilancio di previsione e non accertate negli ultimi tre esercizi rendicontati, al netto dell’eventuale relativo FCDE;
d) riduzioni permanenti della spesa corrente, già realizzate (risultanti da un titolo giuridico perfezionato), non risultanti dagli ultimi tre esercizi rendicontati.
In caso di disavanzo di amministrazione negli ultimi due esercizi o,  se l’esercizio precedente non è ancora stato rendicontato, in caso di disavanzo di amministrazione nell’ultimo esercizio rendicontato e di disavanzo presunto nell’esercizio precedente, (tenendo conto degli accantonamenti, dei vincoli e delle risorse destinate), non è possibile destinare a copertura degli investimenti le voci di cui alle lettere a) e b), salvo il disavanzo costituito esclusivamente da maggiore disavanzo derivante dal riaccertamento straordinario dei residui, da disavanzo tecnico e da debito autorizzato e non contratto dalle regioni, fermo restando gli impegni già assunti sulla base di obbligazioni giuridicamente perfezionate. Le voci di cui alle lettere a) e b) non possono essere destinate a copertura degli investimenti  fino a quando il più vecchio degli ultimi due esercizi non è stato rendicontato.
Almeno in sede di provvedimento di salvaguardia degli equilibri di bilancio e di assestamento generale sono assunte le eventuali deliberazioni di variazione al bilancio di previsione conseguenti:

  • alla verifica del conseguimento del saldo positivo dell’equilibrio di parte corrente dell’esercizio in corso in termini di competenza finanziaria;
  • all’eventuale  disavanzo rilevato nell’ultimo esercizio in sede di rendiconto;
  • agli esiti della  verifica della coerenza degli accertamenti delle entrate di cui alla lettera c) e della riduzione degli impegni correnti di cui alla lettera c), realizzate nell’esercizio in corso,  alle previsioni di ciascun esercizio considerato nel bilancio di previsione.
PROPOSTA AVANZATA AD ARCONET
Al fine di poter correttamente finanziare gli investimenti, considerato che il ricorso all’indebitamento costituisce saldo rilevante in tema dei vincoli discendenti dal pareggio di bilancio, le Regioni chiedono di riconsiderare la risorsa in entrata dell’evasione tributaria, qualora la stessa produca anno dopo anno una serie di gettiti stabili grazie a sistematiche attività di recupero del gettito da evasione.

I PRECEDENTI DI ARCONET SULLA QUESTIONE
La Commissione ARCONET prende atto della richiesta, la quale pur non essendo indirizzata ad eliminare all’interno della classificazione delle entrate non ricorrenti la voce evasione tributaria, richiede di adottare un criterio più sofisticato per l’individuazione di entrate ricorrenti e non ricorrenti, da applicare a tutte le entrate, e conseguentemente, a tutte le spese. Secondo i tecnici della Commissione, già in occasione della verifica tra gli enti in sperimentazione vi era un orientamento nell’adozione di una differente definizione di entrate ricorrenti/non ricorrenti, attribuendo il codice della transazione elementare delle entrate:
a) non ricorrenti, agli accertamenti che presentano importi superiori alla media riscontrata nei cinque esercizi precedenti;
b) ricorrenti agli accertamenti che non superano la media riscontrata negli ultimi cinque esercizi.
Tuttavia, in sede di emanazione del d.lgs. 126/2014 tale definizione di entrate ricorrenti/non ricorrenti è stata valutata troppo impegnativa, soprattutto per i sistemi informativi degli enti che, per ogni entrata e spesa, devono verificare se l’accertamento e l’impegno risulta superiore o inferiore alla media dell’ultimo triennio/quinquennio.

LA SOLUZIONE DI ARCONET
Considerato che la proposta richiede attenta valutazione delle modalità applicative, da riferirsi a tutte le entrate e le spese, e dei tempi necessari per l’aggiornamento delle procedure informatiche riguardanti l’identificazione delle entrate e delle spese ricorrenti e non ricorrenti, da attuarsi previa una sperimentazione autorizzata dalla legge, per un numero limitato di enti, in grado di procedere ad un aggiornamento delle proprie procedure informatiche. Al fine di predisporre una proposta normativa, è necessario definire con precisione i nuovi criteri da sperimentare per tutte le entrate e le spese ed individuare gli enti da coinvolgere nella sperimentazione. Pertanto, si concorda con la proposta di rivedere la definizione delle entrate ricorrenti/non ricorrenti, previa sperimentazione, da considerare come argomento oggetto di approfondimenti futuri da parte della Commissione.

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