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Stop fino al 30 aprile anche per le verifiche sui fornitori della Pa

di Anna Guiducci e Gianni Trovati

ANTIEVASIONE
Niente controlli sulla fedeltà fiscale dei beneficiari di fatture sopra i 5mila euro
Stop. Avanti. Ancora stop. L’andamento sussultorio della sospensione delle notifiche per le cartelle esattoriali si porta dietro lo stop and go delle verifiche sulla fedeltà fiscale delle imprese da parte delle amministrazioni pubbliche che devono liquidare le loro fatture quando superano i 5mila euro.

Anche questa regola segue lo stesso calendario a singhiozzo che ha finito per caratterizzare l’attività della riscossione a causa della gestazione più lunga del previsto che ha accompagnato fino al consiglio dei ministri il decreto intitolato ai “sostegni”.

Il vecchio congelamento è terminato il 28 febbraio, la macchina si è riattivata il 1° marzo e si riferma ora per la nuova sospensione (entrata in vigore con il decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale di ieri) fino al 30 aprile. Salvo proroghe, ovviamente, perché l’allungamento previsto per il blocco delle notifiche allinea la sua durata a quella dello stato di emergenza. Ma i numeri della terza ondata pandemica non sembrano preparare il ritorno alla normalità a partire dal 1° maggio, con l’addio al multiprorogato stato di emergenza.

In ogni caso, almeno per le prossime sei settimane i pagamenti alle imprese fornitrici tornano liberi anche quando superano i 5mila euro, e non hanno bisogno della verifica di fedeltà fiscale in base alla quale gli enti sono tenuti a informarsi dall’agente della Riscossione su eventuali pendenze del beneficiario prima di dare il via libera alla fattura.

L’aggancio alle regole delle notifiche non è esplicito, ma va ricavato da un intrico normativo sviluppato lungo tutta la linea dei decreti emergenziali.

Perché il decreto «Rilancio» (articolo 153 del Dl 34/2020) ha agganciato la sospensione delle verifiche sulla fedeltà fiscale al periodo di stop delle notifiche introdotto dal «Cura Italia» (articolo 68 del Dl 18/2020), e il decreto «Sostegni» interviene proprio ad ampliare il calendario scritto in quel provvedimento che nel marzo dello scorso anno aveva aperto la serie dei decreti anti-crisi.

La norma è di buon senso, perché evita un ostacolo alla liquidità delle imprese proprio mentre le esigenze della crisi continuano a fermare tutte le leve della riscossione. Ma per essere individuata ha bisogno di una gimcana normativa che probabilmente sfuggirà a molte delle 22mila amministrazioni pubbliche italiane.

Rassegna stampa in collaborazione con Mimesi s.r.l.


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