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Garante privacy – la trasparenza della PA non deve trasformarsi in un pregiudizio per i cittadini più deboli

comunicato del 24/10/2013 il Garante della privacy rende noto che:

“La trasparenza della pubblica amministrazione non deve trasformarsi in un pregiudizio per le fasce più deboli.

Lo ha affermato la professoressa Licia Califano, Componente dell’Autorità Garante per la privacy nel seminario organizzato dalla stessa Autorità nell’ambito della XXX Assemblea Anci, in corso a Firenze. Il seminario era dedicato proprio al tema del corretto bilanciamento tra le finalità connesse alla pubblicazione delle notizie sull’attività amministrativa e il diritto alla riservatezza e alla dignità delle persone.

Licia Califano ha messo in guardia dai rischi per la vita privata di una diffusione indiscriminata e generalizzata di dati personali “basata su un malinteso e dilatato principio di trasparenza”. E ha posto l’accento sulla necessità che l’accessibilità alle informazioni del settore pubblico si coniughi con la tutela della privacy dei cittadini, a partire da quelli che ricevono sussidi economici pubblici perché versano in particolari condizioni di bisogno e disagio sociale.

La professoressa ha ricordato i profili problematici sollevati dal Garante e i suggerimenti accolti dal Governo riguardo alle nuove norme sulla pubblicità e trasparenza recentemente entrate in vigore con il Decreto legislativo n. 33/2013. L’originario impianto delle norme, infatti, prevedeva l’obbligo di pubblicazione di qualsiasi informazione senza particolari filtri, e si sarebbe quindi rivelata fortemente lesiva della dignità degli interessati. L’intervento del Garante ha invece evitato che venissero diffusi dati sullo stato economico-sociale dei più bisognosi, ma soprattutto ha imposto il divieto di pubblicare dati “supersensibili”, come quelli sulla salute. Il Governo ha anche accolto il suggerimento del Garante di rendere anonimi dati personali contenuti nei documenti per i quali è prevista una pubblicazione facoltativa da parte delle PA.

L’analisi ad “impatto privacy” operata dal Garante non è stata tuttavia recepita in toto. “Permangono – ha sottolineato Califano – forti elementi di criticità”. A partire dalla previsione di indicizzare gli atti e i documenti pubblicati on line: di consentire cioè la loro rintracciabilità mediante i più comuni motori di ricerca. Questo – ha messo in luce la Componente del Collegio Garante – “svuota di contenuto il diritto all’oblio cristallizzando nel tempo informazioni spesso superate”, lasciando le persone indifese rispetto all’eventualità che notizie del passato possano riemergere senza alcun controllo o connessione logica. Il Garante aveva sollecitato invece il Governo a puntare sulla rintracciabilità di determinati documenti solo mediante motori di ricerca interni ai siti web delle singole PA, in modo tale da consentire accessi selettivi e coerenti con gli scopi della pubblicazione on line.

Ultimo aspetto, ma non meno importante, quello della conservazione dei documenti sui siti istituzionali che di fatto ha come effetto la loro permanenza on line per un tempo illimitato: circostanza che, ha affermato Licia Califano, si pone in contrasto con i principi comunitari stabiliti dalla Direttiva 95/46/CE in materia di protezione dati”.

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