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Fondi, anticipazioni, standard e spending aspettano il Senato

Fonte: il sole24ore

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Tocca alla seconda lettura, al via oggi, l’attuazione dell’intesa alla Stato-Città
Non c’è solo la Ue ad aspettare con interesse il passaggio decisivo della manovra al Senato che inizia oggi.

In platea ci sono anche gli amministratori locali, che dalla prima approvazione alla Camera hanno ottenuto solo qualche risposta parziale: la conferma della maggiorazione Tasi nei Comuni che già la applicano, il via libera agli aumenti sull’imposta della pubblicità con la rateizzazione in cinque anni dei rimborsi per gli arretrati, l’addio al bilancio consolidato (ma non alla contabilità economica) negli enti fino a 5mila abitanti e lo stop all’obbligo per i Comuni non capoluogo di rivolgersi alle Province come centrali uniche di committenza negli appalti di lavori. Proprio questa norma, che era stata introdotta nel Ddl governativo, era una delle richieste delle Province, che hanno spinto finora senza successo per fondi aggiuntivi da destinare alla manutenzione ordinaria di strade e scuole.

Sarà quindi il Senato a dover tradurre in emendamenti i contenuti dell’intesa siglata da governo e amministratori nella Conferenza Stato-Città di fine novembre. Senza i correttivi, sarà un’altra volta rottura.

In prima fila c’è il raddoppio delle anticipazioni di liquidità, da 3/12 a 6/12, per liberare una nuova quota di pagamenti arretrati. Per arrivare al traguardo, però, bisogna risolvere i nodi tecnici nel confronto con Cassa depositi e prestiti. In discussione c’è anche la replica ridotta del fondo Tasi. L’impegno del governo vale 190 milioni all’anno per i prossimi 2019 e 2020, cifra considerata insufficiente dai sindaci (quest’anno i milioni erano 300, quattro anni fa 625). Il problema è il finanziamento: la fonte inevitabile è il fondo da 3 miliardi per gli investimenti locali, che sono però vincolati ovviamente alla spesa in conto capitale mentre la parte che soffre è quella corrente.

E continuerà probabilmente a soffrire anche per il mancato reintegro dei 563 milioni tagliati nel 2014 da una spending review in scadenza quest’anno. I sindaci chiedono a gran voce questi soldi, ma in una manovra alle prese con un complicatissimo confronto europeo gli spazi sono stretti. Meno problematica, invece, appare la conferma dei parametri su fondo crediti e fabbisogni standard. Ma il correttivo alla Camera non è arrivato.

Rassegna stampa in collaborazione con Mimesi s.r.l.

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