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Stabilità, ma con tagli ai salari

Niente più incrementi automatici dei salari di dipendenti pubblici e privati. Come? Non agganciando gli stipendi all’Ipca, il tasso di inflazione europeo, ma alla vecchia inflazione programmata, più manovrabile e meno costosa; e poi, incentivando gli aumenti aziendali per la produttività, a discapito degli aumenti a pioggia per tutti previsti dal contratto nazionale. É con questo asso nella manica che Mario Monti vuole presentarsi al Consiglio europeo del 18 ottobre.
Una manovra che, se dovesse riuscire, consentirebbe al premier di poter dire non solo di aver messo a dieta per i prossimi due anni, quelli nei quali la crisi continuerà a mordere, il corpaccione della massa salariale di 3,5 milioni di dipendenti pubblici, ma di aver riformato la complessiva architettura contrattuale del lavoro in Italia. Per spiegarla con le parole utilizzate dal ministro dello sviluppo economico, Corrado Passera, nel corso di un vertice riservato, «qui si tratta di ristrutturare i salari». Il piano di Monti si gioca su due piani: uno è quello della trattativa tra Confindustria e sindacati, che il governo punta ad agevolare con la detassazione dei premi di produttività; l’altro è quello del disegno di legge di Stabilità, che consente al governo di intervenire in proprio sui travet. Stando a quanto si legge nella bozza di provvedimento a ieri disponibile, il governo proroga al 2014 il blocco dei salari pubblici deciso dal precedente esecutivo con la manovra del 2008: risparmio stimabile circa 5 miliardi di euro nel biennio; prevede che in questo stesso periodo non si proceda a pagare neppure l’indennità di vacanza contrattuale, poche decine di euro in più al mese di ristoro per i lavoratori, a fronte dei contratti fermi: valore 1,5 miliardi di euro l’anno. Il governo afferma che l’indennità potrà essere pagata a decorrere dal 2015 per il triennio che scade nel 2017, prefigurando così che neppure nei tre anni successivi al blocco ci saranno aumenti. Insomma, in Italia non si licenzieranno i dipendenti pubblici, come avvenuto in altri paesi europei, ma i loro salari saranno lasciati in pasto all’inflazione. Con una perdita di potere d’acquisto che di fatto rappresenta un taglio e che, precisa il provvedimento, non potrà essere recuperato. E poi c’è l’Ipca: nel 2009 governo e sindacati concordano di adottare un indice di inflazione previsionale di modello europeo più veritiero e in generale di almeno mezzo punto più consistente della classica inflazione programmata. Il ddl Stabilità cancella l’applicazione automatica dell’Ipca e ripristina l’inflazione programmata. Operazione analoga a quella che Monti auspica avvenga al tavolo dei privati. La partita qui si gioca sull’incentivo alla produttività, che però non c’è nel privato. Dove si congelano pure le retribuzioni individuali. Putacaso ci fossero amministrazioni con risorse proprie tali da concedere aumenti interni. Per lo stato, la priorità resta sempre quella di risparmiare.

Fonte: Italia Oggi