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Spending review, si valuta la stretta sui dirigenti statali

Stretta sui dirigenti pubblici e sui buoni pasto degli statali. Al momento si tratta solo di ipotesi di lavoro, ma con il trascorrere delle ore la possibilità che un “pacchetto pubblico impiego” venga inserito nel decreto legge di fine giugno sulla spending review sembra prendere quota. Anche perché con i soli interventi di riorganizzazione sui ministeri e il piano del supercommissario Enrico Bondi sugli acquisti di beni e servizi sarebbe difficile centrare l’obiettivo dei 4-5 miliardi di risparmi necessari per evitare il previsto aumento autunnale dell’Iva e garantire una mini-tranche di risorse aggiuntive alla popolazione colpita dal sisma in Emilia Romagna.
Già oggi alla fine della nuova riunione del Comitato interministeriale, guidato dal premier Mario Monti e del quale fanno parte i ministri Piero Giarda e Filippo Patroni Griffi e il viceministro Vittorio Grilli, si dovrebbe capire se il “pacchetto pubblico impiego” sarà inserito già nel decreto di giugno o se sarà rimandato alla seconda fase della spending review (biennio 2013-2014). Una fase due che scatterà in autunno con provvedimenti collegati alla legge di stabilità.
Tra le ipotesi al vaglio dei tecnici spicca l’intervento per ridurre il numero dei dirigenti pubblici e favorirne, al tempo stesso, il ricambio generazionale. Due le opzioni: esonero dal servizio (ma non interruzione del rapporto di lavoro) per i dirigenti possesso di 40 anni di contribuzione che manterrebbero l’80% dello stipendio (non del trattamento economico complessivo) fino al raggiungimento dei requisiti per il pensionamento ora in vigore; interruzione secca del rapporto di lavoro dopo 40 anni di servizio con il ricorso ad un ammortizzatore ad hoc fino al pensionamento. Sempre per i dirigenti si sta valutando una riparametrazione verso il basso (in media) delle retribuzioni. Un intervento che sarebbe tra l’altro potenzialmente estendibile a tutto il pubblico impiego. Nel menù degli interventi all’esame dei tecnici anche misure restrittive sugli statali. Prima fra tutte un giro di vite sull’utilizzazione dei buoni pasto e un ricorso più massiccio alla mobilità per effetto della definizione delle nuove piante organiche.
Il cuore del piano della prima fase di spending review resta comunque la potatura del variegato pianeta degli acquisti di beni e servizi al quale sta lavorando Bondi. Un’operazione dalla quale sono attesi non meno di 2,5-3 miliardi, che dovrebbe vedere protagonista la sanità: il ministro Renato Balduzzi starebbe valutando una riduzione complessiva di spesa per 1-1,5 miliardi. Oggi il super-commissario dovrebbe presentare al Comitato ministeriale un programma già abbastanza definito di interventi sulla falsariga del cronoprogramma messo a punto all’inizio del mese.
La riunione del Comitato interministeriale servirà anche a fare il punto sulle proposte di tagli arrivate dai ministeri, che in più di un caso appaiono al di sotto delle aspettative. Nella prima fase dovrebbero essere eliminati soprattutto gli sprechi, a cominciare dalle spese per gli affitti degli immobili, mentre in autunno dovrebbe prendere corpo il piano strutturale sul dimagrimento della Pa: riduzione di dipartimenti e direzioni ministeriali e soppressione di enti pubblici e strutture periferiche.

LE CIFRE IN GIOCO

4-5 miliardi
I risparmi
Quelli previsti dal governo per evitare l’aumento dell’Iva e garantire una mini-tranche di risorse aggiuntive ai terremotati dell’Emilia-Romagna. Si parte dalla riorganizzazione dei ministeri e dai tagli agli acquisti di beni e servizi

40
Gli anni di contribuzione
Sono quelli dopo i quali, in base a un’ipotesi di risparmi ulteriori al vaglio dei tecnici, i dirigenti pubblici potrebbero essere esonerati dal servizio (ma non dal rapporto di lavoro) mantenendo l’80% dello stipendio

Fonte: Il Sole 24 Ore