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SPENDING REVIEW MA LA SPESA CONTINUA A CRESCERE

Non c’è taglio lineare o spending review che tenga: quest’anno la spesa pubblica corrente cresce ancora, del 2,75% sul 2012 e del 5,5% rispetto a due anni fa, e appare destinata a guadagnare un altro 2,7% da qui al 2015: il tutto, però, al netto degli interessi sul debito pubblico e delle altre passività finanziarie, da cui vengono invece le notizie migliori dopo i picchi degli anni scorsi.

I numeri arrivano dal rapporto 2013 sulla spesa dello Stato, diffuso ieri dalla Ragioneria generale. I dati riguardano le uscite delle amministrazioni centrali, ma grazie ai «rapporti finanziari» con gli enti territoriali permettono di disegnare un quadro complessivo della spesa, e di esaminarne le dinamiche interne.

Spulciando le tabelle, si scopre per esempio che la dinamica più vivace riguarda ancora una volta i «consumi intermedi», cioè le spese di funzionamento che servono a creare le premesse per l’erogazione dei servizi (gli esempi classici sono le utenze, i computer, gli affitti e così via) e che sono state messe nel mirino dal decreto del luglio scorso sulla revisione di spesa: nonostante l’attacco delle norme, i «consumi intermedi» sono volati negli stanziamenti 2013 a quota 10,55 miliardi di euro, un livello superiore del 35,1% rispetto a quello fissato nella legge di bilancio 2012. Certo, all’atto pratico occorrerà “pulire” a consuntivo il dato sulla base dei pagamenti effettivi e sulle differenze di perimetro contabile, ma la tendenza è chiara.

In leggero aumento, sempre nei capitoli dedicati alla spesa corrente, le risorse girate all’Unione europea (18,6 miliardi, +2,2% rispetto al 2012), mentre le politiche di contenimento del personale confermano i propri effetti e mostrano che i redditi da lavoro pagati ai dipendenti pubblici delle amministrazioni centrali scendono a 85,6 miliardi, con una flessione dell’1,52% rispetto al 2012. Qualche piccolo risultato è stato raggranellato anche dalle misure sui «costi della politica», perché Quirinale, Governo, Parlamento, Consulta e gli altri «organi di rilevanza costituzionale» costano quest’anno 2,73 miliardi di euro, cioè 161 milioni in meno dell’anno scorso. Più efficaci, almeno dal punto di vista dei conti, i tagli alle autonomie territoriali (-9,1%) e all’università (-7,2%), mentre la spesa per la scuola appare congelata pochi spiccioli sotto i 41 miliardi. Sulle «politiche per il lavoro» pesano anche gli interventi degli ammortizzatori sociali, con il risultato che il capitolo di spesa si è gonfiato del 37% in 12 mesi, mentre ordine pubblico e sicurezza perdono in un anno poco meno del 2% delle risorse.

Fonte: Il sole 24 ore