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Si mette in moto la macchina dei tagli a giunte e consigli

Con le elezioni di febbraio debutteranno ufficialmente nel Lazio e in Molise i tagli ai consigli e alle giunte regionali, mentre il Friuli Venezia Giulia attende l’ultimo voto della Camera e la Lombardia è fuori partita perché già rispettava i nuovi parametri.
La scomparsa effettiva di 30 seggi da consigliere e 10 posti da assessore regionale è quasi un miracolo, dopo anni di dibattiti sui costi della politica che finora erano riusciti ad agire di forbice solo dalle parti dei piccoli Comuni, dove le indennità sono più leggere. I limiti alle dimensioni di assemblee ed esecutivi misurati sul numero dei residenti sono in «Gazzetta Ufficiale» dall’agosto del 2011, ma in prima battuta avevano impegnato più che altro le avvocature regionali nella scrittura della valanga di ricorsi alla Corte costituzionale. A ottobre, sull’onda degli scandali, il Governo Monti ha rimesso mano al problema spiegando che chi non avesse riscritto gli Statuti alleggerendo i propri organi politici si sarebbe visto tagliare dell’80% i fondi statali (sanità e trasporto pubblico locale esclusi).
Riscritte le carte fondamentali, i nuovi parametri cominciano a essere applicati naturalmente al rinnovo dei consigli, e proprio per questa ragione saranno Lazio e Molise ad aprire le danze. Le Regioni avevano infatti sei mesi di tempo per approvare la nuova geografia politica locale, ma la Regionopoli tutti i giorni sulle prime pagine dei quotidiani in autunno ha accelerato i tempi. Nel Lazio, dove la presidente uscente Renata Polverini ha provato a usare i giorni caldi dello scandalo-Fiorito per rianimare la credibilità di un’istituzione ai minimi storici, si dovrà votare per 50 consiglieri, invece dei 70 che hanno popolato la Pisana fino a ieri. In Molise, invece, i 320mila residenti della Regione portano a 20 i posti in palio, con una riduzione che ha fatto preoccupare soprattutto i politici di Isernia dove, se i risultati saranno simili a quelli del 2011, si eleggeranno solo 4 consiglieri.
In Lombardia, come accennato, a tutto il dibattito si è guardato con un certo distacco, perché i 10 milioni di residenti in Regione permettono al Pirellone di mantenere tutti gli 80 consiglieri delle scorse legislature. Con i nuovi parametri, che consentono un assessore ogni cinque consigliere, l’Esecutivo non potrà superare i 16 componenti, mentre in passato ha toccato quota 17.
La partita è ancora aperta per il Friuli Venezia Giulia, atteso al voto in primavera. Essendo una Regione Autonoma, la modifica statutaria passa in questo caso dal Parlamento nazionale, e nei prossimi giorni l’atto finale della Legislatura potrebbe essere rappresentato proprio dal via libera alle nuove regole. In questo caso, la Regione dovrebbe passare da 60 a 50 consiglieri (anziché ai 30 che sarebbero stati previsti dall’applicazione dei parametri fissati dalla legge nazionale): oltre al Friuli Venezia Giulia, sono interessate alla convocazione in extremis di Montecitorio anche Sardegna e Sicilia, ma quest’ultima è appena andata al voto confermando tutti i 90 «deputati» (nell’Isola si chiamano così), per cui la riduzione sbarcherà a Palermo solo nell’autunno del 2017.
Le amministrative rappresenteranno infine una nuova tappa dei tagli alla politica dei Comuni fino a 10mila abitanti, che al termine dei rinnovi avranno perso quasi 35mila fra consiglieri e assessori.
G.Tr.

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LA «CURA»
Posti in politica
Le regole introdotte nel 2011 e rilanciate lo scorso ottobre dal decreto enti locali impongono nuovi limiti massimi nei posti da consigliere e da assessore (un quinto dei consiglieri) in base alla popolazione residente. Nel complesso delle Regioni l’applicazione a regime porterebbe alla cancellazione di 295 posti nelle Assemblee e 81 nelle Giunte
Le altre misure
Per evitare la sanzione del taglio all’80% dei fondi statali (esclusi quelli per sanità e trasporti) le Regioni devono anche cancellare i vitalizi (introducendo il metodo contributivo), limitare le indennità entro il livello registrato nell’amministrazione più «virtuosa» e ridurre i fondi ai gruppi consiliari entro il tetto di 5mila euro a consigliere. Imposto anche un collegio di revisori dei conti

Fonte: Il Sole 24 Ore