Questo articolo è stato letto 2 volte

Semplificazioni: riforma a 360 gradi per le autorizzazioni

Il sostegno alle imprese passa anche dalla lotta alla burocrazia. Ed è per questo che nelle linee programmatiche del nuovo Governo un posto di rilievo è occupato dall’impegno di rimettere mano alla giungla delle autorizzazioni con cui le aziende devono fare i conti. 
«Tutta l’impresa italiana per crescere ha bisogno di più semplicità, di un’alleanza tra la pubblica amministrazione e la società, senza tollerare le sacche di privilegio». A questa premessa, nelle sue dichiarazioni programmatiche alla Camera, il neo presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha fatto seguire un impegno ben preciso: «La burocrazia non deve opprimere la creatività degli italiani ed è per questo che bisognerà rivedere l’intero sistema delle autorizzazioni». In quest’ottica l’esecutivo punta, da un lato a «snellire le procedure» e, dall’altro, ad «avere fiducia in chi ha voglia di investire, creare, offrire posti di lavoro».
L’esigenza di intervenire sui “lacci e lacciuoli” che complicano la vita agli imprenditori di casa nostra è confermata anche dai numeri pubblicati ieri su questo giornale. Cifre che spiegano benissimo perché siamo al 25esimo posto (su 27) nella classifica della Banca mondiale sulla facilità di fare impresa. L’ultima rilevazione condotta del ministero della Pubblica amministrazione e dall’Istat rivede al rialzo la stima sui costi degli oneri burocratici per cittadini e imprese. Le 93 procedure analizzate in nove settori di regolazione ha portato a 31 miliardi il costo complessivo (qualche mese fa ci si era fermati a oltre 26, cui si sono aggiunti i 4 miliardi di costi misurati nel settore edilizia). Se venissero attuate fino in fondo le semplificazioni già varate i risparmi possibili arriverebbero a 8,4 miliardi (il 27,4%, contro l’obiettivo europeo di un taglio del 25%).
Ma il nuovo Governo non si fermerà all’attuazione delle norme adottate nei mesi scorsi. In rampa di lancio c’è già un nuovo piano di semplificazioni che raccoglierà i suggerimenti contenuti nell’Agenda possibile messa a punto dai saggi del Quirinale. Il fulcro sarà la cosiddetta “opzione zero”, vale a dire la soppressione di tutte le autorizzazioni ritenute non indispensabili. Magari in abbinata a un meccanismo di indennizzi a imprese e cittadini per i ritardi della burocrazia. E anche qui giungono in soccorso le proposte degli esperti nominati dal Quirinale con il suggerimento di introdurre «una norma che preveda un indennizzo forfettario e automatico per i ritardi delle pubbliche amministrazioni, la quale coesisterebbe con la possibilità di far valere il danno da ritardo davanti al giudice». Uno strumento, scrivono i saggi, che «andrebbe generalizzato a tutti i livelli amministrativi e a tutte le modalità di azione».
L’intervento anti-burocrazia potrebbe essere completato dalla riproposizione di una o più disposizioni contenute nel Ddl sulle semplificazioni-bis che era stato varato coram populo dall’esecutivo precedente. Salvo restare insabbiato nelle secche di fine legislatura. Al suo interno erano contenute diverse misure molto attese dal mondo delle imprese: dalla riduzione degli adempimenti sui lavoratori assunti per meno di 50 giorni l’anno allo snellimento degli obblighi di comunicazione dei dati sanitari fino alla semplificazione dei piani di sicurezza previsti nell’edilizia.
Eu. B. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ONERI BUROCRATICI
31 miliardi
Oneri su cittadini e imprese
A tanto ammontano i costi su cittadini e imprese delle 93 procedure analizzate in nove settori di regolazione censiti da ministero della Pa e Istat. Ai 26 di qualche mese fa sono stati aggiunti gli oltre 4 nel settore edilizia
8,4 miliardi
Possibili risparmi
Con le misure già messe in campo si può tagliare il 27,4% degli oneri

Fonte: Il Sole 24 Ore