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Salta lo stop agli investimenti dei Comuni

Salta il blocco degli impegni di spesa e dei prestiti per investimenti, sostituito da sanzioni ex post. È questa la principale modifica che il ministero dell’Economia inserirà nel decreto per liberare circa 40 miliardi di pagamenti della Pa. Il meccanismo (nei giorni scorsi concepito prima come quinquennale, poi ridotto a tre anni) avrebbe rischiato di disincentivare enti locali e Regioni a chiedere anticipazioni di cassa e dovrebbe ora essere sostituito da sanzioni per i responsabili dei servizi finanziari nel caso in cui, all’esito del controllo della Corte dei conti, risultasse che è stata richiesta liquidità superiore alle somme effettivamente necessarie per il saldo degli arretrati.
Non è comunque l’unico cambiamento del nuovo testo (si veda l’articolo accanto) oggetto ieri di un lungo incontro tra i ministri Vittorio Grilli (Economia) e Corrado Passera (Sviluppo economico). In particolare, si sta verificando la possibilità di rivedere la ripartizione delle risorse (20 miliardi nel 2013 e 20 nel 2014) assegnando una dote maggiore già quest’anno. Non è escluso, infine, che in extremis nel testo trovi spazio anche il congelamento fino a dicembre dei rincari della Tares, il nuovo tributo su rifiuti e servizi locali.
Si procede dunque a tappe forzate verso l’approvazione del decreto. Secondo le ultime indicazioni, la riunione del Consiglio dei ministri sarà fissata nel fine settimana, probabilmente domani o al massimo domenica. Non sussistono dubbi sulla necessità di intervenire rapidamente, così da immettere nuova, fondamentale liquidità nel sistema economico. Ma l’operazione è parsa fin dall’inizio complessa, stante la difficoltà a determinare in primis l’ammontare esatto di tale massa di debiti pregressi e a fissare criteri certi per il pagamento.
Un importante via libera allo sblocco dei crediti commerciali delle amministrazioni pubbliche è giunto ieri dal presidente della Bce, Mario Draghi. «La misura di stimolo più importante che un Paese possa dare è restituire gli arretrati, che in alcuni casi valgono diversi punti di Pil». Il tutto tenendo conto che la ripresa nella seconda metà del 2013 è «a rischio» per l’intera eurozona, e che dunque occorrerà massima vigilanza sul fronte dei conti pubblici.
La definizione dei dettagli tecnici e operativi del decreto è tuttora in corso. Nuovo incontro ieri al ministero dell’Economia con la delegazione dell’Anci guidata dal presidente Graziano Delrio. Si ragiona sui 7 miliardi che saranno liberati a beneficio dei comuni, con aspetti ancora da chiarire in particolare per quel che riguarda la distribuzione territoriale di questa immissione di liquidità. «Dobbiamo evitare che si creino disparità territoriali nei pagamenti», spiega Delrio. Il meccanismo è complesso, se si vorrà evitare che le risorse a disposizione vengano assorbite per gran parte dai comuni in cui è presente la maggiore quantità di debiti commerciali nei confronti dei fornitori.
Dettagli che paiono esclusivamente tecnici ma che in realtà attengono alla definizione esatta delle modalità e priorità per la concessione delle «anticipazioni di liquidità», e per la sospensione temporale del Patto di stabilità interno. La definizione dei contenuti del provvedimento è stata anche oggetto del lungo colloquio che il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha avuto ieri a Palazzo Chigi con il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. Il supplemento di istruttoria – osserva il sottosegretario all’Economia, Vieri Ceriani – si è reso necessario per effettuare «ulteriori approfondimenti tecnici» ed evitare che il testo «venga poi stravolto» dal Parlamento.
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Come cambiano i punti critici del decreto

BLOCCO INVESTIMENTI

Sanzioni ex post
Il blocco degli impegni di spesa e dei prestiti per investimenti è stato eliminato, sostituito probabilmente da sanzioni ex post. Il meccanismo (nei giorni scorsi concepito prima come quinquennale, poi ridotto a tre anni) avrebbe rischiato di disincentivare enti locali e Regioni a chiedere anticipazioni di cassa e dovrebbe ora essere sostituito da sanzioni per i responsabili dei servizi finanziari nel caso di liquidità richiesta e non utilizzata per i pagamenti

DECRETI ATTUATIVI

Riduzione dei decreti 
Una delle principali richieste delle imprese è lo snellimento del processo attuativo, considerato particolarmente farraginoso. L’iter dovrebbe essere snellito e dovrebbe esere ridotta la mole di decreti attuativi che allo stato sarebbero almeno dieci. Non sarà invece possibile “scavalcare” un altro passaggio burocratico, ovvero l’adozione di provvedimenti legislativi delle singole Regioni necessari a garantire il rimborso dei prestiti statali.
PROCEDURE

Certificazione a carico Pa
Si punta a creare un Fondo unico (o almeno a razionalizzare la governance) rispetto ai tre attualmente previsti per le anticipazioni di liquidità in base alle differenti tipologie di debiti. Cambierà anche il principio della certificazione, che sarà a carico degli enti territoriali e della Pubblica amministrazione centrale: in questo modo il governo punta anche ad avere un mappatura aggiornata dei debiti accumulati.

RIPARTIZIONE RISORSE

Tetti per i Comuni
I tecnici del ministero dell’Economia stanno verificando la possibilità di rivedere la ripartizione delle risorse (20 miliardi nel 2013 e 20 nel 2014) assegnando una dote maggiore già quest’anno. In particolare, per quanto riguarda la dote per i sindaci, si va verso un meccanismo di tetti proporzionali per evitare che alcuni Comuni dove si sono concentrati i maggiori debiti finiscano per assorbire l’intero ammontare del plafond.

COMUNICAZIONE DATI

Ipotesi «Pec»
Difficilmente, soprattutto per ragioni legate alla privacy, potrà esserci un elenco completo delle fatture da saldare sulla piattaforma elettronica predisposta dalla Ragioneria dello Stato. In alternativa, si pensa di utilizzare comunicazioni con posta elettronica certificata o avvisi pubblici degli enti territoriali che comunichino, per classi cronologiche e di importo, quali fatture (e in quale arco di tempo) verranno saldate

Fonte: Il Sole 24 Ore