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Razionalizzazione utilizzo dotazioni

Le amministrazioni pubbliche devono redigere a consuntivo una relazione annuale , da inviare alla sezione regionale di controllo della corte dei conti e agli organi di controllo interno, sui piani triennali adottati dagli enti, contenenti le misure finalizzate alla razionalizzazione dell’utilizzo delle dotazioni strumentali da parte degli uffici, delle autovetture di servizio e dei beni immobili ad uso abitativo o di servizio, con esclusione di quelli infrastrutturali. La relazione dovrebbe essere concomitante alle operazioni del rendiconto.

Esame di piani tratto dalla deliberazione n. 9/2011 della Corte dei conti Emilia Romagna

Le dotazioni strumentali anche informatiche

Dall’esame dei piani, gli interventi hanno più frequentemente riguardato i seguenti aspetti:
– Acquisto di nuove attrezzature subordinato alla sostituzione delle stesse, non più idonee e funzionanti – Dotazioni adeguate alle esigenze dell’ufficio;
– Valutazione costi/benefici per eventuale riparazione/sostituzione;
– Utilizzo delle dotazioni informatiche meno recenti ma funzionanti in ambiti in cui sono richieste prestazioni inferiori;
– Donazione di apparecchiature non più utilizzate;
– Razionalizzazione delle infrastrutture di rete (mappature dei nodi e prese dirette), degli strumenti PC con gestione in roaming dei profili utente;
– Progetto di Server e Storage consolidation per contenere il numero dei server fisici (razionalizzazione degli spazi, riduzione delle licenze, contenimento dei costi di manutenzione);
– Soluzioni Open Source;
– Acquisto di dotazioni informatiche utilizzando in via prioritaria le convenzioni CONSIP e INTERCENT-ER (riduzione costi indiretti – espletamento gare) o ricorso al mercato elettronico. Convenzioni quadro stipulate dalle centrali di acquisto al livello statale e regionale.

Eventuale gara d’appalto in caso di maggiore convenienza;
– Riduzione o dismissione del numero delle stampanti singole o a getto d’inchiostro;
– Analisi dettagliata delle situazioni che potrebbero creare delle criticità. La stampante è singola o in rete a seconda delle prestazioni svolte. Individuazione di punti strategici in cui poter collocare le strumentazioni di cui si può fare un uso condiviso;
– Collegamento alla rete regionale in fibra ottica Lepida;
– Utilizzo fotocopiatrice con funzione scanner, multifunzione;
– Creazione di un disciplinare che definisca la policy da seguire (manutenzioni, sostituzioni);
– Innovazione informatica – nuovi applicativi (archiviazione, inventario delle dotazioni informatiche;
– Noleggio apparecchiature di fotoriproduzione al fine di ridurre i costi di manutenzione e gli oneri accessori. (anche tramite convenzioni);
– Acquisto attrezzature che comportino costi contenuti (ad esempio sostituzione dei monitor tradizionali con modelli LCD che permettono di ridurre il consumo energetico);
– Politiche per ridurre i costi del materiale di consumo – Utilizzo materiale riciclato-utilizzo, e-mail, protocollo informatico, stampe in bozza, informatizzazione dei flussi cartacei “dematerializzazione”. Utilizzo dello stesso modello di stampante per economizzare sui toner;
– Utilizzo PEC;
– Creazione centrali d’acquisto con specifiche competenze;
– Gestione di alcune funzioni da parte delle Unioni di comuni.

Uso delle apparecchiature di telefonia mobile e controlli sul corretto utilizzo delle relative utenze

Dall’esame dei piani, si sono più diffusamente concentrati sui seguenti aspetti:
– Convenzioni (Intercenter o Consip);
– Lepida (Fibra ottica) – VOIP;
– Utenze telefoniche censite da un database;
– Monitoraggio (controllo a campione – altro);
– Verifica sull’effettiva necessità dell’uso del cellulare;
– Valutazione continua dell’esigenza di reperibilità per assegnare agli operatori le apparecchiature di telefonia mobile (no definitive);
– Riduzione delle dotazioni;
– Comparazione costante dei piani tariffari presenti sul mercato;
– Utilizzo collettivo del cellulare riservato al personale del medesimo servizio;
– Adozione sistemi Blackberry e Teleadapter (permette di trasformare la chiamata fissa verso un cellulare in mobile);
– Utilizzo di schede ricaricabili non soggette a tassa di concessione governativa;
– Adozione di un regolamento interno.

Autovetture di servizio

Dall’esame dei piani, gli interventi razionalizzazione e contenimento della spesa per autovetture hanno più diffusamente riguardato i seguenti aspetti:
– Monitoraggio automezzi (registri) e sistema informatizzato di tutti i mezzi dell’autoparco (scheda con scadenze, manutenzione ecc);
– Automezzi assegnati all’ufficio per esigenze di servizio;
– Possesso automezzi propri;
– Parco auto adatto alle esigenze dell’ente;
– No auto di rappresentanza;
– Riduzione del numero dei mezzi;
– Rottamazione dei mezzi obsoleti (che comportano alti costi di manutenzione);
– Contenimento dei chilometri percorsi;
– Acquisto automezzi nuovi a benzina, a gas, ad alimentazione ibrida ed elettrici nell’ambito della politica della sostenibilità ambientale (diminuzione delle emissioni nell’aria);
– Acquisti in economia;
– Noleggio auto e car sharing;
– Automezzi concessi in comodato d’uso da altri enti;
– Ricorso a convenzioni Consip/Intercenter per acquisto autovetture,leasing rifornimento di carburante, ecc;
– Verifiche sulla possibilità di utilizzo di mezzi di trasporto alternativi (anche cumulativi) alle autovetture di servizio;
– Applicazione art 588 L. 244/07 (cilindrata media non può superare 1600 cc);
– Incremento nell’uso di mezzi ad impatto zero (bici – bici elettriche) servizio vigilanza sul territorio – Polizia municipale;
– Possibilità di sinergie utilizzando mezzi di proprietà dell’unione di comuni.

Beni immobili abitativi e di servizio

Dall’esame dei piani, gli interventi di razionalizzazione e contenimento della spesa relativamente agli immobili hanno prevalentemente riguardato i seguenti aspetti:
– Ricognizione ed inventario annuale degli immobili ad uso abitativo o di servizio dell’ente;
– Alienazione;
– Nessuna acquisizione;
– Non emerge il bisogno di dismissioni immobiliari;
– Alloggi ERP affidati ad ACER;
– Immobili extra ERP destinati ad altre finalità;
– Immobili concessi in locazione;
– Monitoraggio/rivalutazione dei contratti di locazione in essere;
– Miglioramento efficienza e qualità del patrimonio immobiliare anche attraverso la razionalizzazione degli spazi, l’accorpamento dei depositi e la riorganizzazione logistica degli uffici.

Si elencano, di seguito, alcuni obiettivi raggiunti dagli enti territoriali:

1. dotazioni strumentali ed informatiche. Gli obiettivi sono stati raggiunti, in particolare, mediante:
– la sostituzione di strumentazioni informatiche datate e/o non funzionanti;
– l’assegnazione delle attrezzature informatiche da dismettere ad utenti che svolgono mansioni meno qualificate e che non necessitano strumenti di ultima generazione;
– l’utilizzazione di software open source;
– l’utilizzo di convenzioni. Alcuni Enti hanno riscontrato un risparmio confrontando, nella relazione, per ogni tipologia di prodotto le condizioni economiche delle due convenzioni (Consip ed Intercenter)  con i migliori prezzi offerti dalle aziende presenti sul mercato;
– l’utilizzazione di rete, quindi riduzione delle stampanti singole e riduzione del costo copia (risme di carta, toner ecc);
– la dismissione delle attrezzature informatiche.

2. Telefonia. Gli obiettivi sono stati raggiunti, in particolare, mediante: – la tecnologia VOIP;
– l’utilizzo dei telefoni aziendali, sia fissi che mobili, esclusivamente per motivi di lavoro con periodiche verifiche dei tabulati ed addebiti ai dipendenti delle telefonate private; – l’utilizzo delle convenzioni CONSIP ed Intercenter al fine di sfruttare tariffe particolarmente vantaggiose;

3. Veicoli, Gli obiettivi sono stati raggiunti, in particolare, mediante:
– il contenimento del numero dei veicoli;
– l’incremento della sostituzione dei veicoli obsoleti ed acquisto di nuovi a basso impatto ambientale, che ha comportato anche la riduzione del costo/km del carburante e il costo di manutenzione;

4. Immobili, Gli obiettivi sono stati raggiunti, in particolare, mediante:
– la ricognizione degli immobili di proprietà dell’Ente;
– i progetti dei reengineering degli spazi comunali;
– l’ottimizzazione delle locazioni attive e passive;
– il contenimento delle spese di funzionamento degli immobili ad uso abitativo destinati ad ERP; – il project financing partnership pubblico-privato, ad esempio la concessione di contratti di locazione pluriennale a privati che ripristinavano edifici fatiscenti o per riqualificare una zona degradata.

Il quadro normativo

I commi da 594 a 599 dell’art. 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Finanziaria 2008), prevedono l’obbligo per le pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, di predisporre piani triennali per il contenimento delle spese di funzionamento delle proprie strutture.
In particolare, il comma 594 stabilisce che vengano adottati piani triennali per l’individuazione di misure finalizzate alla razionalizzazione dell’utilizzo: a) delle dotazioni strumentali, anche informatiche, che corredano le stazioni di lavoro nell’automazione dell’ufficio;
b) delle autovetture di servizio, attraverso il ricorso, previa verifica di fattibilità, a mezzi alternativi di trasporto, anche cumulativo;
c) dei beni immobili ad uso abitativo o di servizio, con esclusione dei beni infrastrutturali. Il comma 595 stabilisce che nei piani relativi alle dotazioni strumentali occorre prevedere le misure dirette a circoscrivere l’assegnazione di apparecchiature cellulari ai soli casi in cui il personale debba assicurare, per esigenze di servizio, pronta e costante reperibilità e limitatamente al periodo necessario allo svolgimento delle particolari attività che ne richiedono l’uso, individuando, nel rispetto della normativa sulla tutela della riservatezza dei dati personali, forme di verifica, anche a campione, circa il corretto utilizzo delle relative utenze.
Il comma 596 prevede che, nei casi in cui gli interventi esposti nel piano implichino la dismissione di dotazione strumentali, il piano debba essere corredato dalla documentazione necessaria a dimostrare la congruenza dell’operazione in termini di costi e benefici. Il comma 597 impone alle Amministrazioni pubbliche di trasmettere a consuntivo e con cadenza annuale una relazione agli organi di controllo interno ed alla Sezione regionale della Corte dei Conti competente.
Il comma 598 prevede che i suddetti piani siano resi pubblici con le modalità previste dall’articolo 11 del decreto legislativo n. 165 del 2001 (cioè attraverso l’Ufficio per le relazioni con il pubblico – URP dell’amministrazione) e dall’art. 54 del decreto legislativo n. 82 del 2005 (cioè attraverso il sito internet istituzionale dell’amministrazione). Infine, il comma 599 prevede che le Amministrazioni pubbliche, sulla base di criteri e modalità definiti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri da adottare, sentita l’Agenzia del demanio, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, all’esito della ricognizione propedeutica alla adozione dei piani triennali di cui alla lettera c) del comma 594, provvedano a comunicare al Ministero dell’economia e delle finanze i dati relativi a:
a) i beni immobili ad uso abitativo o di servizio, con esclusione dei beni infrastrutturali, sui quali vantino a qualunque titolo diritti reali, distinguendoli in base al relativo titolo, determinandone la consistenza complessiva ed indicando gli eventuali proventi annualmente ritratti dalla cessione in locazione o in ogni caso dalla costituzione in relazione agli stessi di diritti in favore di terzi;
b) i beni immobili ad uso abitativo o di servizio, con esclusione dei beni infrastrutturali, dei quali abbiano a qualunque titolo la disponibilità, distinguendoli in base al relativo titolo e determinandone la consistenza complessiva, nonché quantificando gli oneri annui complessivamente sostenuti a qualunque titolo per assicurarne la disponibilità.
Il DPCM previsto da tale ultima disposizione non è stato emanato. Successivamente alle disposizioni recate dall’art. 2, commi 594-599 della legge n. 244 del 2007, il legislatore è nuovamente intervenuto in materia con il d.l. 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. L’art. 58 del suddetto decreto, rubricato “Ricognizione e valorizzazione del patrimonio immobiliare di regioni, comune ed altri enti locali”, ha previsto il riordino, la gestione e la valorizzazione del patrimonio immobiliare di regioni, province, comuni e altri enti locali. A tal fine è stato stabilito che ciascun ente, con delibera dell’organo di governo, individui, sulla base e nei limiti della documentazione esistente presso i propri archivi e uffici, i singoli beni immobili ricadenti nel territorio di competenza, non strumentali all’esercizio delle proprie funzioni istituzionali, suscettibili di valorizzazione ovvero di dismissione. Una volta operata tale individuazione, la norma prevede la redazione del Piano delle alienazioni immobiliari allegato al bilancio di previsione.
Attraverso l’inserimento degli immobili nel piano si determina la conseguente classificazione come patrimonio disponibile e se ne dispone espressamente la destinazione urbanistica. La deliberazione del consiglio comunale di approvazione del Piano delle alienazioni costituisce variante allo strumento urbanistico generale, che non necessita di verifiche di conformità agli eventuali atti di pianificazione sovraordinata di competenza delle Province e delle Regioni. Su ricorso di varie Regioni, la Corte costituzionale, con sentenza n.340 del 2009, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art.58, comma 2, del decreto-legge n. 112, nella parte in cui stabilisce che “..la deliberazione del Consiglio comunale di approvazione del piano delle alienazioni e valorizzazioni costituisce variante dello strumento urbanistico generale. Tale variante, in quanto relativa a singoli immobili, non necessita di verifiche di conformità agli eventuali atti di pianificazione sovraordinata di competenza delle Province e delle Regioni. La verifica di conformità è comunque richiesta e deve essere effettuata entro un termine perentorio di trenta giorni dalla data di ricevimento della richiesta, nei casi di varianti relative a terreni classificati come agricoli dallo strumento urbanistico generale vigente ovvero nei casi che comportano variazioni volumetriche superiori al 10 per cento dei volumi previsti dal medesimo strumento urbanistico vigente…”.
Secondo la Corte Costituzionale “… la norma in esame, stabilendo l’effetto di variante…ed escludendo che la variante stessa debba essere sottoposta a verifiche di conformità, con l’eccezione dei casi previsti nell’ultima parte della disposizione, introduce una disciplina che non è finalizzata a prescrivere criteri ed obiettivi, ma si risolve in una normativa dettagliata che non lascia spazi d’intervento al legislatore regionale…Alla stregua di queste considerazioni deve essere dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 58, comma 2, del d.l. 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni dalla legge n.133 del 2008, per contrasto con l’art. 117, terzo comma, Cost.”.
Per effetto di tale sentenza, la delibera di Consiglio comunale di approvazione del piano delle alienazioni e valorizzazioni non può più costituire variante allo strumento urbanistico generale.