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Pubblico impiego, si rischia il blocco degli aumenti

La contrattazione nel pubblico impiego potrebbe rimanere bloccata fino a tutto il 2014.
Una decisione definitiva non è ancora stata presa sul Dpr che, attuando quanto previsto nella manovra di luglio 2011, punta a congelare per altri due anni (il 2013 e il 2014) stipendi e vacanza contrattuale per oltre 3 milioni di dipendenti pubblici.
Il provvedimento è all’esame del Tesoro, ma il nodo sarà sciolto molto probabilmente al prossimo consiglio dei ministri (forse la prossima settimana) dove si discuterà approfonditamente la questione. Tuttavia una eventuale emanazione del Dpr non dovrebbe sorprendere visto che i risparmi (che ne derivano) erano già stati tutti conteggiati nei tendenziali di spesa indicati nella nota di aggiornamento del Def (il Documento di economia e finanza) di settembre scorso.
I sindacati però sono sul piede di guerra, anche perché la bozza del provvedimento prevede interventi pure nel settore scuola prorogando per il 2013 il blocco degli scatti d’anzianità per il personale docente e amministrativo. Nel pubblico impiego invece si confermerebbe che non si dà luogo, senza possibilità di recupero, alle procedure contrattuali e negoziali ricadenti negli anni 2013-2014 del personale dipendente dalle amministrazioni pubbliche, e verrebbe prorogato anche (sempre per il medesimo personale) il congelamento del riconoscimento degli incrementi contrattuali eventualmente previsti a decorrere dall’anno 2011.
Per quanto riguarda poi l’indennità di vacanza contrattuale si specifica che, con riferimento al triennio 2015-2017, dovrà essere calcolata secondo le modalità e i parametri individuati dai protocolli e dalla normativa vigenti in materia, ed erogata dal 2015.
«Un’altra proroga al blocco dei contratti pubblici sarebbe inaccettabile», hanno sottolineato Giovanni Faverin e Francesco Scrima della Cisl: «Un atto sbagliato che colpirebbe il bersaglio sbagliato». Sulla stessa lunghezza d’onda Massimo Di Menna (Uil Scuola). Mentre per Rossana Dettori (Fp-Cgil), questo Dpr è inopportuno «specie in quadro politico così poco chiaro, in assenza di un confronto con i lavoratori e con un tavolo ancora aperto all’Aran».
Certo, il blocco dei contratti e degli stipendi degli statali fino al 2014 «non faciliterà la trattativa sugli assetti generali della contrattazione», ha sottolineato il presidente dell’Aran, Sergio Gasparrini: «Sono problemi che vanno però affrontati e riguardano l’adeguamento al pubblico impiego della legge Fornero, il modello di relazioni sindacali e i nuovi comparti».
La bozza di Dpr, come detto, sarà discussa dal prossimo consiglio dei ministri. Il provvedimento dovrà poi essere esaminato dal Consiglio di Stato, ricevere i pareri delle commissioni Lavoro di Camera e Senato, e infine tornare per l’ok definitivo in Cdm. E quindi, se verrà emanato, toccherà comunque al prossimo esecutivo gestire l’intera partita.

Fonte: Il Sole 24 Ore