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Più investimenti con gli avanzi

Utilizzare l’overshooting (ossia gli spazi finanziari inutilizzati dagli enti locali e pari, secondo l’Ifel, a 1,4 miliardi nel 2016) per realizzare investimenti senza aumentare il debito pubblico. Allungare i tempi di presentazione delle richieste da parte dei comuni per ottenere o cedere spazi inutilizzati, portando le scadenze almeno a ottobre. Consentire scambi finanziari alla pari da comune a comune senza passare per intese regionali e patti nazionali. Semplificare gli adempimenti per i piccoli comuni.

Parte dal Veneto, la regione in cui vi sono più comuni che registrano avanzi di amministrazione e giacenze di cassa, la battaglia per il rilancio degli investimenti locali in vista della prossima legge di bilancio. Solo in Veneto, infatti, gli avanzi risultanti dai rendiconti 2016 ammontano circa a un miliardo di euro. Una cifra considerevole, congelata nei conti dei comuni, in quanto le attuali regole contabili la escludono dalle entrate finali. Con la conseguenza che questi soldi non possono essere utilizzati per realizzare investimenti senza alterare gli equilibri di bilancio. Se invece potessero essere sbloccati, gli effetti benefici sull’economia sarebbero evidenti.

In Veneto, per esempio, il Pil aumenterebbe tra lo 0,5 e lo 0,7%, generando entrate fiscali pari a 358 milioni di euro e creando 13.400 posti di lavoro.

Sono questi alcune delle cifre con cui Anci Veneto cercherà di convincere il governo a sbloccare una quota di avanzi per finanziare opere pubbliche di immediata realizzazione. I numeri sono il risultato di un’indagine, condotta in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia e Unioncamere Veneto, svolta sulle risultanze finanziarie di 209 comuni veneti (il 36% del totale, pari al 49% della popolazione) che sarà presentata ufficialmente alla XXXIV assemblea Anci di Vicenza (dall’11 al 13 ottobre).

Per Anci Veneto l’ostacolo maggiore che si frappone all’utilizzo degli avanzi per gli investimenti è rappresentato dalla «difficoltà di realizzare un’adeguata compensazione a livello regionale». Colpa dei cronoprogrammi molto stringenti previsti dal legislatore che impongono ai comuni di definire il quadro degli investimenti e dei relativi finanziamenti già entro il mese di febbraio di ogni anno.

Fonte: ItaliaOggi