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Piccoli sconti sul Patto 2011. Ma gli enti inadempienti passano da 49 a 84

È stato firmato e a breve dovrebbe essere pubblicato sulla Gu il decreto del Mef che autorizza la riduzione degli obiettivi annuali degli enti locali soggetti al Patto di stabilità interno per l’anno 2011. Il provvedimento arriva al capolinea con grande ritardo (lo schema era stato licenziato dalla Conferenza Stato, Città ed autonomie locali poco prima di Natale; si veda ItaliaOggi del 30 dicembre) e ad esercizio ampiamente scaduto, realizzando, di fatto, una piccola sanatoria per gli enti più in diffi coltà (si veda l’altro articolo in pagina). Chi, invece, era già allineato con il proprio obiettivo non ha più modo di utilizzare i maggiori spazi per pagare le (tante) fatture ferme e realizzerà un “risparmio” che, per di più, non potrà essere recuperato l’anno prossimo. Lo strumento è quello previsto dall’art. 1, c. 122, della l. 220/10, come sostituito dall’art. 7, c. 5, del d. lgs. 149/11: in base a tale disciplina, il Mef autorizza la riduzione degli obiettivi annuali degli enti in regola con il Patto per un importo complessivamente pari al taglio operato a carico degli enti che nell’anno precedente (in questo caso, il 2010) sono risultati inadempienti. Chi non rispetta il Patto, infatti, incappa in un taglio (a valere sul fondo sperimentale di riequilibrio – che, con il federalismo fi scale a regime, sarà sostituito dal fondo perequativo – ovvero sui trasferimenti erariali) quantifi cato in ragione dell’entità dello sforamento realizzato ma, comunque, non superiore al 3% delle entrate correnti registrate nell’ultimo consuntivo.
L’importo degli effetti fi nanziari delle sanzioni per i 48 comuni che non hanno rispettato il Patto 2010è risultato pari a 10.038.090 euro, mentre l’unica provincia inadempiente ha ceduto al banco 1.388.943 euro.
Per distribuire tali somme, sono stati utilizzati meccanismi analoghi a quelli del dPCM che,a marzo, ha ripartito agli enti locali i 480 milioni stanziati dall’art. 1, c. 93, della l. 220/11. Nel caso dei comuni, si è scelto di circoscrivere la misura ai soli enti con meno di 10.000 abitanti (vale la rilevazione Istat al 31 dicembre 2009): per questi enti, l’obiettivo del Patto 2011 non può superare il 5,14% delle spese correnti medie 2006-2008 (il dPCM di marzo fissava la soglia al 5,4%). Per le province si considera, invece, l’incidenza percentuale della riduzione dei trasferimenti, operata con il decreto del Ministero dell’interno del 9 dicembre 2010, sulla media delle spese correnti 2006-2008: laddove tale rapporto sia superiore al 7%, esse riducono il proprio obiettivo di un importo pari alla somma dei valori ottenuti moltiplicando la popolazione per 0,068 e Al fi ne di acquisire i nuovi obiettivi, gli enti interessati devono accedere al sistema web nel sito http://pattostabilitainterno.tesoro.it, richiamare (dal menù “Rilevazione modello”) il modello obiettivi in “variazione” e dare conferma. Province e comuni hanno già completato, entro il 31 gennaio scorso, il monitoraggio relativo al quarto trimestre, ma l’appuntamento decisivo per stabilire chi sono stati i buoni ed i cattivi nell’esercizio appena concluso è fi ssato al prossimo 31 marzo, quando ciascun ente dovrà inviare al Mef (esclusivamente a mezzo raccomandata) la certificazione del saldo conseguito sottoscritta dal rappresentante legale, dal responsabile del servizio fi nanziario e dall’organo di revisione economico-fi nanziaria Nel 2011 il Patto ha fatto 84 vittime: Aumentano i casi di sforamento del Patto, anche se si tratta pur sempre di numeri modesti. In molti casi, però, il rispetto formale del vincolo nasconde forti criticità gestionali. Secondo le informazioni raccolte da ItaliaOggi, nel 2011 il numero di enti locali che non è riuscito a rispettare il proprio obiettivo di Patto è quasi raddoppiato rispetto al 2010, passando da 49 (48 comuni e 1 provincia) a 84 (83 comuni e 1 provincia). Si tratta di dati ancora incompleti e provvisori, che le amministrazioni potranno ancora rettifi care prima di certifi care (entro fine marzo) il proprio risultato fi nale e che non hanno potuto tenere conto dei bonus, peraltro modesti, distribuiti dal Mef grazie alle sanzioni applicate a chi ha sforato il Patto lo scorso anno (si veda l’altro articolo in pagina).
Essi, tuttavia, presentano più di un profi lo di interesse. In primo luogo, colpisce, in generale, l’elevata compliance rispetto alle regole del Patto: gli enti inadempienti, infatti, rappresentano poco più del 3% dei circa 2.500 enti soggetti. E se, come detto, si tratta di una percentuale più elevata di quella registrata lo scorso anno, il confronto con il 2009 è assai più lusinghiero, perché allora i cattivi furono più di 200. C’è, però, un rovescio della medaglia: come noto, molti degli enti sono costretti, per rispettare il Patto, a rallentare fortemente la dinamica gestionale ed, in particolare, i pagamenti sul titolo II della spesa relativi agli investimenti. È questa la criticità più rilevante, ben più problematica delle pur diffuse pratiche elusive del Patto, sui cui si è concentrata, con particolare attenzione, la circolare n. 5/2012 della Ragioneria generale dello Stato (si veda Italia Oggi del 24 febbraio).

Fonte: Italia Oggi