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Passera, alle imprese darò i Bot

Finanza e credito sono sempre stati il suo pane quotidiano. E adesso che è diventato ministro dello sviluppo economico, Corrado Passera, ormai ex amministratore delegato di Intesa San Paolo, cerca di usare la sua competenza in materia per aiutare, in tempi di liquidità esile, le imprese.
Alle quali ha proposto, nel corso di alcuni incontri, lo scambio tra i crediti vantati dalle aziende nei confronti della pubblica amministrazione e i titoli di stato. Cioè, semplicemente: «Io Stato ti devo centomila euro e te li pago in Btp e Bot. Poi, con quei titoli, tu andrai dalle banche e te li farai scontare in modo da ottenere la liquidità che ti serve per andare avanti». Un discorso tutto sommato convincente per la maggioranza delle associazioni di categoria, che all’idea lanciata dal nuovo titolare del dicastero di via Veneto hanno reagito con una sostanziale apertura, anche se resta la cautela. Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, è stata la prima a rispondere sì alla chiamata di Passera e alla prospettiva che in tempi accettabili giunga alle imprese parte di quei 70 o 80 miliardi di euro dovuti dalle pubbliche amministrazioni e rimasti impigliati nelle maglie delle procedure e forse anche delle difficoltà finanziarie: «Il ministro ci ha parlato di questa possibilità ieri sera (mercoledì sera per chi legge, ndr)», ha dichiarato, «e noi condividiamo questa impostazione.
Questo tema dei debiti pregressi dello stato è un problema enorme, a maggior ragione adesso che ci troviamo in una situazione di credit crunch, di stretta creditizia. Per i debiti futuri, l’idea del governo è quella di recepire immediatamente la direttiva europea che impone pagamenti a 60 giorni sia tra l’amministrazione e le imprese sia tra aziende e aziende. Per il passato, invece, si pensa di cominciare a emettere Bot e Btp da dare alle imprese come pagamento. Noi condividiamo questa proposta». E a dire il vero la Marcegaglia non è rimasta isolata, perché anche il presidente pro tempore di Rete imprese Italia e numero uno della Cna, Ivan Malavasi, si è dichiarato favorevole. A condizione che si individuino le soluzioni tecniche più adatte per evitare che le imprese ci rimettano soldi e tempo. «È un’ipotesi di lavoro interessante», ha spiegato Malacasi, «ma dovrà essere studiata nei dettagli tecnici, anche dal punto di vista dei costi. Su questo dovrebbero essere al lavoro le strutture tecniche del ministero e la Banca d’Italia. Si tratta comunque di un’opportunità che viene offerta, non di un obbligo», ha aggiunto. «Quando saranno chiariti i dettagli, ogni imprenditore saprà fare i conti e decidere se gli conviene accettare lo scambio o aspettare magari sei mesi per avere il pagamento cash». Favorevoli all’idea anche Confesercenti, altra organizzazione che fa parte di Rete imprese Italia, Confcommercio (idem) e Lega Coop, attraverso il presidente Giuliano Poletti. Che però suggerisce allo Stato di permettere alle aziende di compensare tra i soldi che devono ricevere in pagamento e quelli che devono sborsare per pagare imposte e tasse.
Netta contrarietà alla proposta avanzata da Passera è stata manifestata da Confartigianato. Secondo l’associazione, guidata da Giorgio Guerrini, dare alle imprese Bot o Btp per saldare i debiti dello stato non risolve il problema della liquidità. In sostanza si fa notare come le aziende, soprattutto quelle di piccole dimensioni, hanno bisogno di denaro fresco da utilizzare in tempi molto stretti, per esempio per pagare i dipendenti. «Se ci danno titoli di stato noi che facciamo, usiamo questi per pagare gli stipendi?», si chiedono un po’ sarcasticamente dalle parti della confederazione. E poi viene sollevato anche un problema di provenienza dei Bot e dei Btp che verrebbero offerti come merce di scambio. Il timore, che ieri ha cominciato a serpeggiare con insistenza, è che per qualche «imponderabile» percorso alla fine i titoli di stato provengano dalla pancia delle banche, alle quali si consentirebbe per questa via di alleggerire i bilanci. Insomma, si tratta di aspetti che naturalmente andranno chiariti nei minimi dettagli. Certo che allontanare il sospetto che alla fine tutta l’operazione si riveli un vantaggio per gli istituti di credito è piuttosto difficile. Ancora Confartigianato, ieri, ha fatto notare che prendere in consegna titoli di stato, soprattutto per un’aziende piccola, significa sostenere costi di gestione di un nuovo «portafoglio». Gestione che, neanche a dirlo, sarebbe svolta dalle banche dietro il versamento di non trascurabili commissioni.
Un dubbio che viene anche al senatore del Pd Gian Carlo Sangalli, autore di una proposta di legge che prevede sì la certificazione dei debiti dello stato nei confronti delle imprese come forma di garanzia da presentare alle banche, ma anche l’intervento, a questo punto, di un ente terzo, come la Cassa depositi e prestiti. Con il compito di fornire la leva finanziaria, circa due miliardi di euro, che convincerebbe le banche, in crisi anche loro di liquidità, ad accettare i titoli di stato e a scontarli, erogando poi il credito.

Fonte: Italia Oggi