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Nei municipi piani d’azione per la lotta alla corruzione

Il disegno di legge anticorruzione chiama in causa gli enti locali. Il documento – approvato dalla Camera in seconda lettura e ora in attesa di tornare al Senato – contiene infatti numerose novità di grande rilievo per le realtà territoriali.
I Comuni dovranno recepire nei propri statuti e regolamenti i principi dettati dalla norma, dandosi piani di azione per la lotta alla corruzione. Nelle attività più esposte al rischio della corruzione dovrà essere garantita la rotazione negli incarichi dirigenziali. Sul sito internet dovranno essere pubblicati i costi delle opere pubbliche e dei servizi, le autorizzazioni, i contributi, la scelta dei contraenti e i concorsi. Inoltre, dovranno essere pubblicati gli esiti dei monitoraggi sul rispetto dei termini di conclusione dei procedimenti.
I Comuni dovranno inoltre rilevare e comunicare alla Civit, che viene individuata come l’autorità anti-corruzione, i dati sugli incarichi conferiti discrezionalmente dagli amministratori. Dovranno poi verificare l’assenza di condizioni di conflitto di interessi anche potenziale nei casi in cui rilasciano al personale l’autorizzazione a svolgere altre attività professionali. Non solo: i Comuni, come tutte le Pa, dovranno evitare per tre anni di contrattare con società che hanno assunto dipendenti dell’ente che, a loro volta, avevano avuto a che fare con le società nei tre anni precedenti alla chiusura del rapporto di pubblico impiego. I municipi dovranno inoltre garantire la tutela dei propri dipendenti che denunciano casi di corruzione e malaffare.
Sono immediatamente operative le dispozioni che ampliano i casi di sospensione e di divieto di candidatura degli amministratori. Coloro a cui viene irrogato il divieto di dimora sono automaticamente sospesi, così come quelli condannati – anche in primo grado – per il nuovo reato introdotto dallo stesso disegno di legge di «induzione indebita a dare o promettere utilità». E i cittadini condannati per questo reato diventano non candidabili. Il disegno di legge inoltre delega il Governo ad adottare un testo unico delle norme sulle incandidabilità e sul divieto di svolgere incarichi di governo a seguito di condanne per reati non colposi.
La Camera non ha approvato gli emendamenti che puntavano ad assegnare ai segretari comunali compiti incisivi nella lotta alla corruzione. Questo ruolo avrebbe potuto determinare la necessità di rivedere i meccanismi di nomina nelle singole amministrazioni locali. A partire dalla legge 127/97 (la Bassanini bis), i segretari comunali sono scelti dai sindaci all’interno dell’albo ad hoc e rimangono in carica, salvo revoca motivata, per l’intera durata del mandato amministrativo. Nei fatti, il rapporto fiduciario con il sindaco potrebbe determinare una sostanziale incompatibilità con il ruolo di garante di legittimità e di punta di diamante nella lotta alla corruzione. Per questo nei giorni scorsi il Diccap Confsal ha chiesto al Governo di rivedere i meccanismi di nomina dei segretari.
Al di là della richiesta, sicuramente è necessario definire meglio i compiti e le attribuzioni dei segretari, risolvendo i tanti nodi non chiariti dalla legislazione. E occorre inoltre tenere conto della marcata riduzione del loro numero complessivo che si è registrata negli ultimi anni (anche se paradossalmente il collocamento dei segretari vincitori di concorso in buona parte delle regioni del Nord è stato particolarmente difficoltoso), degli effetti che saranno prodotti dalla gestione associata delle funzioni fondamentali tra i piccoli comuni e delle necessità di garantire contemporaneamente nei singoli enti il coordinamento dei responsabili e la verifica della conformità del l’attività amministrativa.

Fonte: Il Sole 24 Ore del lunedì