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Liquidità con procedure snellite

Il cantiere aperto dai tecnici del Governo insieme ai rappresentanti di enti locali ed imprese ha già prodotto alcuni punti di mediazione. Oltre alla cancellazione dell’ipotesi di anticipare le addizionali Irpef delle Regioni, già acquisita, ci si è mossi sui vincoli finanziari relativi agli investimenti e sulla semplificazione delle procedure.
Il processo, particolarmente farraginoso, verrà snellito e sarà ridotta la mole di decreti attuativi che allo stato sarebbero almeno dieci. Si punta a creare un Fondo unico (o almeno a razionalizzare la governance) rispetto ai tre attualmente previsti per le anticipazioni di liquidità in base alle differenti tipologie di debiti. Ci sarà con ogni probabilità un contratto standard per gli enti che sottoscrivono prestiti con il ministero dell’Economia o con la Cassa depositi e prestiti per accedere agli anticipi di liquidità. Non sarà invece possibile “scavalcare” un altro passaggio burocratico, ovvero l’adozione di provvedimenti legislativi delle singole Regioni necessari a garantire il rimborso dei prestiti statali.
Cambierà anche il principio della certificazione, che sarà a carico degli enti territoriali e della Pa centrale: in questo modo il governo punta anche ad avere un mappatura aggiornata dei debiti accumulati. Possibile poi un compromesso sulla trasparenza online di tutti i dati relativi alle fatture che la Pa intende pagare. Difficilmente, soprattutto per ragioni di privacy, potrà esserci un elenco completo sulla piattaforma elettronica predisposta dalla Ragioneria dello Stato, ma in alternativa si pensa a comunicazioni con posta elettronica certificata o ad avvisi degli enti territoriali che comunichino, per classi cronologiche e di importo, quali fatture (e in quale arco di tempo) verranno saldate.
C’è poi un altro aspetto, messo in primo piano dall’associazione dei Comuni, che il ministero dell’Economia è pronto a ritoccare. Si tratta della ripartizione delle risorse: si va verso un meccanismo di tetti proporzionali per evitare che alcuni Comuni dove si sono concentrati i maggiori debiti finiscano per assorbire tutto il plafond.
Anche le Province, nell’incontro di ieri, hanno ricevuto alcune rassicurazioni. In particolare sui pagamenti che si potranno sbloccare subito, in attesa dell’emanazione del decreto attuativo del ministero dell’Economia. Non si fa più riferimento agli avanzi ma alla disponibilità di cassa. Inoltre, ai fini del patto delle Regioni, non saranno conteggiati non solo i residui correnti ma anche quelli relativi alle spese in conto capitale.
Sono invece destinati a restare nel testo altri punti che erano stati considerati critici dalle imprese. In primis, il mancato vincolo di destinazione per le risorse che vengono trasferite dalle Regioni agli enti locali (e che dovrebbero poi, integralmente, essere impiegate per pagare i debiti delle Pa). Allo stesso modo, permane il veto del Tesoro alla richiesta di rimuovere i vincoli al pagamento rappresentati dal possesso del Durc e da inadempienze relative a cartelle di pagamento. Infine, restano fuori dal perimetro dei pagamenti le società controllate da enti locali e Regioni.

Fonte: Il Sole 24 Ore