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Le gare per i servizi di tesoreria vanno deserte

Affidare il servizio di tesoreria diventa sempre più difficile e soprattutto oneroso per gli enti locali. Aumentano i casi in cui le gare aperte vanno deserte, costringendo le amministrazioni a ricorrere a procedure ristrette o addirittura all’affidamento diretto e ad accettare condizioni capestro. A pesare sono soprattutto la scarsa attrattività del business dopo il ritorno al sistema di tesoreria unica ed i crescenti rischi legati alle sempre più gravi e diffuse criticità della finanza locale.

L’allarme arriva dall’Associazione nazionale uffici tributi enti locali (Anutel), che riferisce di un numero crescente di segnalazioni in merito a problematiche emerse nelle procedure di rinnovo delle convenzioni di tesoreria. Nello specifico, molti enti lamentano la sistematica diserzione delle gare, con passaggio obbligato da procedure aperte a procedure ristrette, fino alla extrema ratio dell’affidamento diretto. In tali casi, le amministrazioni sono spesso costrette ad accettare proposte i cui livelli di onerosità si discostano enormemente dai parametri delle convenzioni in scadenza, senza sostanziali margini di trattativa.

Anutel attribuisce la condotta degli intermediari a due fattori. In primo luogo, lo svolgimento del servizio di tesoreria alle tradizionali e consolidate condizioni è sempre meno remunerativo, considerato il quadro di scarsa liquidità finanziaria complessiva, che rende più proficue altri impieghi e diverse tipologie di investimento. Ciò in gran parte dipende dal ripristino del vecchio regime di tesoreria unica previsto dall’art. 35, commi 8, 9 e 10, del dl 1/2012. Come noto, infatti, tali disposizioni hanno imposto la sospensione, fino al 31 dicembre 2014, del regime di tesoreria unica cosiddetta «mista» introdotto dal dlgs 279/1997 e, contestualmente, la reviviscenza del precedente sistema regolato dall’art. 1 della legge 720/1984. In base a quest’ultimo, regioni ed enti locali devono riversare la propria liquidità su conti loro intestati presso le tesorerie provinciali dello stato e non possono più conservarla sui conti di tesoreria. Il secondo fattore problematico è legato al contesto complessivo di crisi finanziaria delle pa locali, che rende i ricorsi alle anticipazioni di tesoreria sempre più frequenti e cospicui, con il fisiologico aumento dei casi di mancato rimborso a fine esercizio e con evidenti rischi di rientro per gli istituti concedenti, i quali, in caso di default del concessionario, non godono di posizioni privilegiate di recupero delle somme erogate.

Tali problematiche, secondo Anutel, non giustificano, però, l’assunzione, da parte dei soggetti abilitati allo svolgimento del servizio di tesoreria, di posizioni contrattuali tali da rendere impossibile il tempestivo rinnovo delle convenzioni in scadenza o insostenibili gli oneri finanziari conseguenti. Il problema, tuttavia, sembra risolvibile solo a livello normativo. Una marcia indietro sulla tesoriera unica, con ripristino del sistema «misto» prima della fine del prossimo anno, pare, però, quanto mai improbabile nell’attuale fase di incertezza politica e di difficoltà della finanza pubblica. Del resto, la scelta del legislatore statale è stata promossa a pieni voti anche dalla Corte costituzionale (sentenza n. 311/2012). È quindi necessario ragionare su correttivi più mirati, che rendano meno rischioso il ruolo dei tesorieri.

Fonte: Italia oggi