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Lavoro: PA deve pagare l’indennità ai dipendenti pubblici entro aprile

Lo si da oramai per certo, tuttavia il decreto che proroga il blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici non ha ancora ottenuto la firma. Questa mancanza, però più che ipotizzare il ripristino della dinamica contrattuale per cui manca comunque la copertura finanziaria, genera un ostacolo operativo non indifferente agli uffici preposti alla predisposizione delle buste paga relative al mese di aprile. L’oggetto della questione attiene all’obbligatorietà che impone di riconoscere l’indennità di vacanza contrattuale. In termini giuridici, si dovrebbe procedere alla rispettiva corresponsione, tuttavia subentranti ragioni di ordine economico ne suggeriscono il blocco.

L’indennità di vacanza contrattuale è stata istituita nel 1993 e istituzionalizzata in prima battuta con la normativa finanziaria del 2009, e successivamente con il decreto legislativo 150/2009, conosciuto anche come “riforma Brunetta”. Con l’accordo del 30 aprile 2009 venne poi modificato il parametro di riferimento. La questione che maggiormente oggi preme è però un’altra, e prende piede con il Dl 78/2010, convalidante la corresponsione dell’indennità di vacanza contrattuale a fronte del blocco dei rinnovi contrattuali imposto per il triennio 2010-2012.

Con il consecutivo Dl 98/2011, la decisione del legislatore è stata quella di demandare a uno o più atti regolamentari, da un lato, la possibilità di prorogare sino al 31 dicembre 2014 tutte le norme che limitano i trattamenti economici dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni e, dall’altro,  la revisione delle modalità di calcolo della suddetta indennità, da corrispondere nel triennio 2015-2017. L’intenzione era, dunque, quella di mantenere invariata la retribuzione vigente nel 2009 sino al 2017, con l’unica eccezione del riconoscimento dell’indennità di vacanza contrattuale a partire dal 2015. Risulta, però necessario, al fine di raggiungere tale obiettivo, il regolamento disposto dalla legge 400/1988.

Lo stesso atto che era presente nel disegno della legge di stabilità, e che tuttavia non ha ottenuto il via libera dal Parlamento. In fase pre-elettorale, persino l’attuale esecutivo aveva lasciato l’ordinamento in eredità  al Governo successore, stimando, a torto, tempistiche ridotte per l’avvicendamento. Oggi, l’impasse politico vede gli operatori nella difficile posizione di dover calcolare l’ammontare degli stipendi in assenza di sicurezze. I tempi, poi, si fanno sempre più ristretti, dal momento che per garantire il corretto pagamento delle retribuzioni per la data del 26 aprile i relativi mandati devono essere consegnati al tesoriere tre, massimo quattro giorni prima. In sostanza, gli uffici del personale sono chiamati a concludere le elaborazioni, al più tardi, entro la fine della prossima settimana.

Nonostante l’oggetto in questione non consenta di riempire le tasche dei dipendenti pubblici, si parla infatti in media di 12 euro lordi mensili, destinati a diventare 20 da luglio, non ci sono, allo stato attuale, le condizioni, normativamente giuridiche, per permettere agli enti pubblici di bloccarne il pagamento. Del resto, anche procedere alla corresponsione, poi registrando l’emanazione del regolamento, magari a stipendi chiusi, presuppone il recupero delle somme nel mese di maggio, con conseguenti rilevanti complicazioni. Non è per niente da escludere, dunque, l’ipotesi di un regolamento a tempo scaduto per le retribuzioni di aprile, se è valida la costatazione che dice che, a livello di bilancio statale, non si prevedono risorse per il pagamento dell’indennità di vacanza contrattuale per il comparto dei ministeri

Fonte: Leggioggi.it