Questo articolo è stato letto 1 volte

La manovra scommette sulla credibilità della spending

Le manovre di riduzione della pressione fiscale (18 miliardi, ha annunciato ieri Renzi) si finanziano con i tagli alla spesa. A patto che questi ultimi siano strutturali e incidano effettivamente sui meccanismi “incrementali” che alimentano sprechi e inefficienze. Dunque deve trattarsi non di tagli lineari o semilineari, ma di una vera, profonda e incisiva «spending review». È la scommessa della legge di stabilità, per sostenere una manovra che stando alle ultime indicazioni fornite da Renzi viaggia verso i 30 miliardi, 11,5 dei quali finanziati in deficit. Se manovra “espansiva” dovrà essere, solo i tagli strutturali possono renderla credibile, e va di certo nella giusta direzione l’annuncio che l’intervento sull’Irap (6,5 miliardi) si concentrerà sulla componente costo del lavoro. Anche la mini-correzione dei saldi di finanza pubblica chiesta da Bruxelles non potrà che essere coperta da tagli alla spesa. Alla vigilia del varo della manovra, proprio questa resta l’incognita maggiore. In aprile, sulla base delle indicazioni fornite dal commissario Carlo Cottarelli, i tagli 2015 erano indicati a quota 17 miliardi. Renzi ora li quantifica in circa 16: una cifra imponente. Con quali possibilità concrete che possa essere effettivamente realizzata? Sarà una vera spending review, operazione finora mai realizzata soprattutto in queste dimensioni? E il Parlamento (i tagli non sono mai indolori), la sosterrà a pieno nel corso dell’iter di approvazione della manovra? Si tratta di scegliere, ma non con l’ottica esclusiva del “risparmio”, quanto dell'”investimento” soprattutto nei settori (innovazione, ricerca, istruzione) che possono preparare un futuro alle giovani generazioni. Risorse da recuperare laddove invece albergano appunto sprechi e inefficienze. Lo ha ricordato in diverse occasioni (in gran parte inascoltato) il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: l’investimento in ricerca e innovazione «è una priorità irrinunciabile per lo sviluppo del nostro Paese ed è compito primario dei soggetti pubblici e privati fornire risorse e strumenti adeguati a tal fine».

Fonte: Il Sole 24 Ore