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Imu, incognita rimborsiIn gioco 700 milioni

Il provvedimento che blocca la rata di giugno del l’Imu sull’abitazione principale potrebbe vedere la luce già dopodomani, ma il nodo delle compensazioni per il mancato gettito dei Comuni (e quello del rifinanziamento della cassa in deroga) rischia di allungare i tempi. 
In attesa ci sono naturalmente prima di tutto i sindaci, ansiosi di non perdere risorse e di non veder ritardati gli incassi rispetto al calendario normale dell’imposta, ma anche i proprietari di seconde case, negozi o immobili d’impresa, che temono ulteriori rincari sulla loro Imu (alla cassa regolarmente a giugno e dicembre) se i rimborsi ai sindaci non saranno integrali. L’idea di coprire una fetta dell’ex Imu sull’abitazione principale con rincari per le attività produttive «sarebbe drammatica – ha ribadito ieri la Cgia di Mestre – perché nel passaggio dall’Ici all’Imu negozi e imprese hanno già visto raddoppiare il conto sugli immobili».
Il dato, al momento, non è scontato. «Il taglio dell’Imu di giugno non significa meno risorse per i Comuni» ha tagliato corto ieri il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato, esperto del tema per gli anni trascorsi da sindaco a Padova. Ma proprio per il suo curriculum Zanonato ricorda che tutti gli episodi nella lunga storia delle compensazioni Ici hanno acceso battaglie fra Stato e Comuni (il taglio del 2008 si era portato dietro un «buco» da oltre 420 milioni); anche le ultime stime di gettito Imu realizzate dall’Economia nel 2012, su cui sono stati calcolati i tagli ai fondi comunali, sono finite al Tar perché sono state impugnate dagli stessi sindaci.
L’incognita è tutta nelle modalità con cui sarà calcolato l’indennizzo ai sindaci. Sul tavolo (si veda Il Sole 24 Ore del 5 maggio) c’è anche l’ipotesi di garantire il mancato gettito dell’Imu calcolato con l’aliquota standard del 4 per mille, per non far ricadere sullo Stato il conto degli aumenti fiscali decisi a livello locale (e magari anche quelli dell’ultima ora, come l’incremento dal 4 al 5 per mille deciso giusto ieri dal consiglio comunale di Bologna). In questo modo, però, l’assegno statale non coprirebbe tutti i mancati incassi nei quasi 2.050 Comuni (il 25,3% del totale) che hanno alzato l’aliquota sull’abitazione principale. Nell’elenco ci sono anche parecchie grandi città, come Torino, Roma, Napoli o Palermo.
In ballo ci sono poco meno di 700 milioni, perché l’Imu ad aliquota standard sull’abitazione principale vale secondo il Governo 3,34 miliardi, mentre gli incassi effettivi dei Comuni hanno superato di poco i 4 miliardi. Solo a Roma, dove la richiesta sulle prime case è stata fissata l’anno scorso al 5 per mille, si può calcolare un rischio da 188 milioni, perché l’assegno statale calcolato ad aliquota standard porterebbe il 33,2% in meno degli incassi effettivi realizzati l’anno scorso dal Campidoglio.
La Capitale, per dimensioni, primeggia ovviamente in valore assoluto, ma ci sono città in cui le incognite sono ancora più pesanti. La distanza fra gli incassi ad aliquota standard e quelli effettivi dipende infatti da due fattori: il livello dell’aliquota locale deciso dal Comune, e i valori fiscali medi delle case, perché nelle città dove il Catasto assegna rendite basse agli immobili la detrazione fissa (200 euro) e quella collegata ai figli (50 euro pro capite) basterebbero a cancellare per gran parte delle abitazioni un’Imu al 4 per mille. È il caso di Palermo, dove il 4,8 per mille ha fatto emergere dalle detrazioni molti immobili portando l’incasso da 3 a 20 milioni (differenza dell’84,8%) o di Torino, dove incide anche un’aliquota che già del 2012 è stata portata al 5,8 per mille, cioè vicino al massimo di legge fissato al 6 per mille. Naturalmente il problema sarebbe superato se l’assegno statale sarà calcolato sugli incassi reali, con una mossa che richiede però una copertura da 4 miliardi anziché da 3,34.

Fonte: Il Sole 24 Ore