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Il decreto sviluppo ingrana la marcia

Banche, riscossione e demanio sono i temi caldi degli emendamenti presentati. Ma l’esame potrebbe subire un rinvio. Polemiche sui fondi per le politiche familiari e sulle assunzioni dei disabili

Richiesta bipartisan nelle Commissioni bilancio e finanze della Camera per un rinvio al 16-17 giugno dell’approdo nell’Aula di Montecitorio del dl sviluppo, calendarizzato invece per lunedì 13. E c’è anche chi vorrebbe tornare alla data del 21 giugno, prima ipotesi formulata durante l’incardinamento del provvedimento. Motivo del rinvio, i referendum di domenica prossima. Il voto degli emendamenti dovrebbe svolgersi non prima di giovedì e potrebbe addirittura slittare all’inizio della prossima settimana. Anche la mole di emendamenti presentati, oltre 1.500, non contribuisce ad abbreviare i tempi di approvazione del decreto legge (in serata di ieri c’è stato il giudizio di ammissibilità).
Banche, accertamento esecutivo e demanio appaiono intanto come i temi caldi del dl, per quanto riguarda gli emendamenti presentati. A confermarlo i relatori di maggioranza del provvedimento, Maurizio Fugatti, della Lega, e Giuseppe Marinello, del Pdl. Per quanto riguarda le banche potrebbe arrivare il tetto per i bonus ai banchieri e prospettarsi la riscrittura dello ius variandi. Sul fronte riscossione, secondo quanto riferito da Marinello, il tentativo sara’ di escludere dalle cosiddette ganasce fiscali i beni strumentali d’impresa, la prima casa e le somme dovute non superiori a 2.000 euro.
Da maggioranza e opposizione la richiesta di stralcio delle norme che riguardano i diritti di superficie delle spiagge, l’articolo 3 del dl sviluppo, anche se la Lega, nel caso non fosse ottenuto, manterrebbe la richiesta per un aumento da 20 a 50 anni dei diritti di superficie.
In commissione si dovrebbe inoltre discutere dell’allungamento dei tempi della sospensiva per l’accertamento esecutivo: dai 120 giorni attuali si tenderà a passare a 360 giorni. Richieste particolari giungono sui 4 miliardi di euro derivanti dall’innalzamento dell’età pensionabile delle donne del pubblico impiego, che devono essere destinati a un fondo per le politiche familiari e per incentivare l’occupazione femminile, come chiedono tre emendamenti bipartisan presentati ieri alla Camera nel corso di una conferenza stampa “I fondi per il 2011, cioè 250 milioni di euro, sono già spariti”, ha spiegato Emma Bonino vice presidente del Senato e presidente onoraria di Pari o Dispare. “Eppure erano stati destinati dalla legge a servizi per la conciliazione e la non autosufficienza”. In teoria, parlamento e governo avevano disposto che i risparmi derivanti dall’aumento dell’età pensionabile delle donne confluissero nel fondo strategico per il Paese e che fossero destinati alle donne, ma di questi fondi secondo i promotori dell’iniziativa non c’è più traccia. “Si è calcolato che dall’aumento dell’eta’ pensionabile delle donne nel pubblico impiego deriverà un risparmio di 4 miliardi in 10 anni che se fossero utilizzati secondo la legge potrebbero segnare un primo percorso per migliorare la condizione femminile in Italia”, hanno spiegato i partecipanti all’incontro con la stampa. ”Non solo è stata disattesa una legge”, ha assicurato Cristina Molinari, presidente di Pari o Dispare, “ma si sta perdendo un’occasione per favorire l’occupazione femminile e quindi la crescita economica”.
Proprio per evitare che questi soldi siano destinati ad altri scopi, Pari o Dispare ha lanciato un appello insieme a oltre 70 associazioni e alle forze politiche affinché i fondi finora distratti dall’oggetto cui erano destinati vengano reintegrati e si definisca per i 4 miliardi un piano chiaro e controllabile che nel corso degli anni crei un miglioramento tangibile nei servizi per la conciliazione. Per tenere d’occhio le risorse del Fondo si è anche deciso di istituire un Comitato Garanti, composto da personalità competenti e autorevoli. Hanno fino a ora aderito al Comitato la vicepresidente del Senato Emma Bonino, il senatore Pietro Ichino, Linda Lanzillotta, Roberto Artoni ed Elsa Fornero. “Occorre impedire che il governo continui a distrarre risorse che la legge destina alle politiche sociali e familiari e all’esigenza di conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare delle lavoratrici”, ha insistito Molinari. “Per questo avevamo proposto un emendamento al Senato a conclusione del dibattito sul Def”, ha ricordato, “e oggi proponiamo 3 emendamenti al disegno di legge n. 4357 di conversione del decreto-legge 70/2011 sulle prime disposizioni urgenti per l’economia, in cui si ricorda la destinazione dei fondi a misure per incentivare l’occupazione femminile, come vuole Europa 2020”.
Gli emendamenti portano la firma, tra gli altri, del radicale Marco Beltrandi, di Benedetto Della Vedova (Fli), Marialuisa Gnecchi (Pd), Linda Lanzillotta (Api).
Uno dei testi è stato firmato anche da Beatrice Lorenzin del Pdl. Il Fondo dovrebbe avere nel 2001 una dotazione di 240 milioni di euro, fino ad arrivare a 592 milioni nel 2015 e scendere di nuovo a 242 milioni a decorrere dal 2020. Ma le polemiche non finiscono qui. “E in corso un nuovo tentativo di discriminazione ai danni delle persone disabili da parte del Governo attraverso il decreto Sviluppo”, denuncia Cecilia Carmassi, della segreteria nazionale del Pd, responsabile per le politiche della famiglia. “Con la proposta di modifica del Codice degli appalti, infatti – spiega Carmassi – le imprese non dovrebbero più nemmeno presentare l’autocertificazione sull’assunzione di una quota di persone disabili. In questo modo inizia a farsi strada l’idea, errata, che l’occupazione dei disabili rappresenti un costo insostenibile per le imprese. Il Governo intende chiudere un occhio, o anche tutti e due, sugli obblighi di assunzione dei disabili senza d’altra parte avere alcuna vera strategia per lo sviluppo delle imprese. Su questo aspetto il Pd ha acceso un grande riflettore e ha favorito l’incontro tra i rappresentanti delle associazioni dei disabili e le commissioni parlamentari che hanno al vaglio il decreto Sviluppo. Confidiamo – conclude – che il Governo faccia marcia indietro velocemente, se così non fosse siamo pronti a sostenere una grande mobilitazione”.

di Fortunato Laurendi

Fonte: www.lagazzettadeglientilocali.it