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Federalismo municipale: approvato il decreto dal governo

Dopo il mancato parere della Commissione bicamerale sul federalismo fiscale, il governo ha approvato nella serata di ieri 3 febbraio, in via definitiva, un nuovo decreto legislativo sul federalismo municipale.
La scelta dell’Esecutivo si appoggia sulle previsioni della legge delega sul federalismo, che prevede comunque la possibilità di adottare i decreti legislativi nel momento in cui scadano i termini per l’espressione dei pareri. Il governo ha optato per la soluzione di proseguire nel varo definitivo del decreto, tenendo conto delle modifiche, anche di quelle dell’ultima ora.
Tra queste la sostituzione della compartecipazione Irpef al 2% con una compartecipazione all’Iva, la cui percentuale dovrà essere stabilita da un Dpcm, tenendo conto che la quota di gettito da garantire ai Comuni equivale a 2,8 miliardi.
Nel nuovo decreto sono previste altre due compartecipazioni: una del 30% sui tributi immobiliari, e una del 21,7% per il 2011 e del 21,6% per il 2012 sulla cedolare secca sugli affitti.
La quota che dovranno pagare i proprietari di immobili è stata confermata al 21% del canone di affitto, che diventa il 19% nel caso di affitti a canone concordato.
Tra le proposte non recepite dalla Bicamerale c’era l’estensione dell’Imu anche ai proprietari di prima casa. L’imposta municipale unica dunque, nel decreto varato ieri, resta applicata solo alle seconde case e agli immobili delle imprese, a partire dal 2014. Questi ultimi non saranno automaticamente esentati della metà del contributo, come previsto per l’Ici: dovrà essere il singolo Comune a stabilire se mantenere o meno questa agevolazione.

L’aliquota Imu resta fissata al 7,6 per mille, sebbene le stime fatte da Anci e Ifel fissino l’asticella necessaria a garantire entrate congrue per i Comuni all’8,5 per mille. Restano esentati dal pagamento dell’Imu gli enti di culto e no profit. Prevista anche, sempre dal 2014, un’Imu secondaria che accorperà tributi come il Cosap, la tassa sulle affissioni e quella per i manifesti pubblicitari. Confermato anche lo sblocco, a partire da quest’anno, delle addizionali Irpef. Le modalità sono:
tetto massimo del 4 per mille e variazione annua non superiore al 2 per mille.
Imposta di soggiorno e tassa di scopo, anche in questo caso disciplinate senza grosse variazioni rispetto al testo arrivato in Bicamerale, completano il quadro dei tributi in capo ai Comuni.

Il decreto varato ieri dal governo dovrà adesso passare al vaglio del presidente della Repubblica, a cui spetta l’emanazione.

Il nuovo fisco locale

1. CEDOLARE SECCA

E’ la tassa sugli affitti (21% se il canone è libero, 19% per quelli di mercato). Ai comuni andrà una quota pari al 21,7% nel 2011, 21,6% dal 2012) del gettito della cedolare secca riscossa dal proprio comune.

2. ADDIZIONALE IRFPEF

Due mesi dopo l’entrata in vigore del decreto i sindaci potranno sbloccare l’addizionale. I comuni possono cominciare a deliberare i ritocchi se l’Economia non vara un regolamento specifico entro 60 giorni. Gli aumenti non vanno  a toccare l’acconto 2011.

3. IMPOSTA DI SOGGIORNO

Fino a 5 euro dai turisti per ogni pernottamento. I criteri saranno stabiliti con un apposito regolamento.

4. IMPOSTA DI SCOPO

Un prelievo aggiuntivo per finanziare opere pubbliche che saranno individuate con apposito regolamento entro 60 giorni

5. IMU SUL POSSESSO

Dal 2014 il possesso di case diverse dall’abitazione principale farà scattare l’IMU, che con un’aliquota di riferimento del 7,6 per mille sostituisce l’Ici e assorbe anche l’Irpef attuale sui redditi fondiari. L’aliquota potrà essere aumentata o diminuita dai sindaci del 3 per mille.

6. IMPOSTA MUNICIPALE SECONDARIA

Dal 2014 la nuova imposta sostituirà la tassa per l’occupazione di spazi  ed aree pubbliche, l’imposta comunale sulla pubblicità, i canoni e i diritti sulle pubbliche affissioni. L’imposta dovrà essere istituita con delibera di consiglio comunale.

7. COMPARTECIPAZIONE ALL’IVA

L’assegnazione di una quota dell’Iva, in misura equivalente al 2% del gettito Irpef, avverrà, in fase di prima applicazione, in base al gettito Iva per provincia tenendo conto degli abitanti di ciascun comune.