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Enti, redditi online

Dopo i ministri sarà la volta degli enti locali. Anche i sindaci, i presidenti di provincia e i governatori regionali dovranno mettere online i propri redditi esattamente come stanno facendo in questi giorni i componenti del governo Letta. A richiamare ministri, viceministri e tutti i sottosegretari alla corretta applicazione delle norme di trasparenza (art. 14, dlgs n. 33/2013) che impongono di pubblicare sui siti internet istituzionali entro tre mesi dall’elezione (e quindi entro il 28 luglio) i dati relativi a redditi, patrimonio e cariche ricoperte, è stato il sottosegretario alla presidenza del consiglio, ed ex ministro della Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi con una circolare. E subito è arrivato l’annuncio di Gianpiero D’Alia, suo successore alla guida di palazzo Vidoni, che anche gli enti locali non faranno eccezione alla regola di trasparenza. «La settimana prossima il ministero diramerà una circolare, una sorta di vademecum, dove saranno indicati gli obblighi di trasparenza per gli amministratori degli enti locali», ha dichiarato il ministro a margine di un convegno sull’ammodernamento della p.a. Ma prima di richiamare gli amministratori locali all’ordine ha voluto dare il buon esempio, pubblicando sul sito del dicastero la dichiarazione patrimoniale (propria e dei prossimi congiunti) e gli importi delle spese di missione. Manca ancora la dichiarazione dei redditi (seppur già trasmessa alla camera dei deputati prima di diventare ministro) che, fanno sapere dall’entourage del ministro, è in fase di aggiornamento.Riuscirà l’appello del ministro a realizzare una massiccia disclosure nelle pubbliche amministrazioni locali? I sindaci, si sa, sono stati storicamente i soggetti più restii ad applicare le norme in materia di anagrafe degli eletti, previste da una legge vecchia più di 30 anni (n. 441/1982). Ma ora il dlgs 33/2013 ha rilanciato gli obblighi di pubblicità e trasparenza a carico della p.a. prevenendo pesanti sanzioni in caso di inadempimento (danno all’immagine e valutazione ai fini della corresponsione della retribuzione di risultato e del trattamento accessorio collegato alla performance individuale). D’Alia ha parlato anche di esuberi nella p.a. precisando che i 7 mila lavoratori individuati come in sovrannumero in base ai tagli lineari «non saranno licenziati ma dovranno essere ricollocati» secondo procedure da concordare con i sindacati.

Fonte: Italia Oggi