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Due decreti per saldare i debiti

Un decreto del ministro dell’economia per cambiare subito le poste del bilancio dello stato e sbloccare così i primi 20 miliardi di euro necessari per pagare, già dal 2013, parte dei debiti commerciali accumulati dalle pubbliche amministrazioni. Un decreto legge da approvare mercoledì prossimo, in mattinata, in consiglio dei ministri, per sbloccare il patto di stabilità interno e consentire così agli enti territoriali e locali in avanzo di amministrazione di iniziare a onorare i debiti contratti con le aziende fornitrici.

Questa, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, è la tabella di marcia decisa due giorni fa dall’esecutivo, dopo il via libera della commissione europea all’Italia a sforare i vincoli imposti al rapporto debito/pil per consentire alle pubbliche amministrazioni italiane di onorare la gran mole di debiti di natura commerciale, contratti con le imprese fornitrici. Un lasciapassare che si concretizza nell’impegno assunto dall’esecutivo europeo a non accendere alcuna procedura di infrazione per sforamento del deficit. A patto che tale aumento sia imputabile esclusivamente a pagamenti di natura commerciale effettuati dalla p.a.

Il decreto ministeriale, illustrato due giorni fa a Palazzo Chigi dal capo del dicastero economico, Vittorio Grilli, è il primo step, necessario per modificare il quadro economico-finanziario dello stato per il biennio 2013-2014; così da mettere a bilancio maggiori uscite per 40 miliardi di euro (20 miliardi per il 2013 e altri 20 miliardi per il 2014), contabilizzare il relativo aumento del deficit annuale e, di conseguenza, rendere trasparente l’incremento di debito pubblico che verrà. Nel decreto ministeriale potrebbero confluire anche misure come:

– l’accelerazione dei rimborsi fiscali a carico dello stato, ricorrendo a giacenze di tesoreria;

– l’istituzione di appositi fondi rotativi per assicurare la liquidità necessaria a regioni e enti locali per sbloccare i pagamenti, dietro obbligo per questi ultimi di restituire le somme prese a prestito dall’erario entro un periodo di tempo certo e sostenibile;

– la concessione di anticipazioni di cassa a favore delle regioni che finanziano Asl e ospedali. Somme che dovranno essere restituite allo stato centrale attraverso un piano di rientro definito da Palazzo Chigi «finanziariamente sostenibile». E che serviranno per onorare il prima possibile i debiti maturati in ambito sanitario. Debiti che, per altro, sono già conteggiati negli esercizi finanziari precedenti e, dunque, contabilizzati da tempo ai fini del calcolo dell’indebitamento netto.

Il decreto legge, che mercoledì approderà in consiglio dei ministri, conterrà invece disposizioni relative alla modifica del patto di stabilità. Un sostanziale allentamento degli stringenti vincoli di bilancio, che per essere effettuato necessità di una norma di rango primario, come un decreto legge. E che non può essere effettuato attraverso provvedimenti regolatori o amministrativi, come un semplice dm. Sarà nel decreto legge, dunque, che il governo spiegherà in modo più analitico come verrà speso il tesoretto da 40 miliardi sbloccato dal via libera di Bruxelles. È comunque ipotizzabile che nel dl troveranno posto:

– l’allentamento dei vincoli del patto di stabilità interno per consentire a tutte le pubbliche amministrazioni periferiche di usare gli avanzi di amministrazione, cioè gli attivi di bilancio, per pagare i loro debiti commerciali;

– l’esclusione dal patto di stabilità di tutti quei pagamenti effettuati dalle regioni a favore degli enti locali, ricorrendo a residui passivi di amministrazione a cui però corrispondano attivi di bilancio nei comuni e nelle province;

– e da ultimo, ma non per ordine di importanza, una deroga per il 2013 ai vincoli imposti dal patto di stabilità europeo, consentire di sbloccare tutte le quote di cofinanziamento nazionale relative alla programmazione di spesa dei fondi strutturali. Impegni di spesa a cui spesso non corrispondono però effettive erogazioni di cassa disposte dallo stato centrale, per evitare di sforare i vincoli relativi al rapporto deficit/pil.

L’incertezza politica. Sul varo del decreto legge pesa comunque il quadro di incertezza in cui versa il paese. Ieri Pierluigi Bersani ha ricevuto dal Quirinale un incarico condizionato per la formazione del governo. Se entro lunedì prossimo dovesse salire al Colle senza avere in mano numeri che confermino una maggioranza certa in parlamento a sostegno di un esecutivo a sua guida, il boccino dei pagamenti resterà ancora in mano al governo Monti. Che, così, potrà dare via libera al provvedimento. I tempi, del resto, sono strettissimi, visto l’approssimarsi delle festività pasquali. E ieri il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, a margine delle consultazioni ha confermato all’esecutivo Monti piena legittimità nell’adozione di tutti provvedimenti ritenuti necessari alla gestione del paese. Invece, nel caso in cui Bersani dovesse riuscire nella formazione lampo di un nuovo esecutivo, la bozza di decreto, ormai delineata nelle sue linee principali, passerà immediatamente nelle mani del nuovo governo. Che potrà così vagliarla e sottoporla al capo dello stato, prima del via libera.

Lo scenario. Il governo nell’erogazione dei 40 mld previsti procederà prima utilizzando le risorse in cassa. E solo successivamente interverrà con emissioni di titoli di stato, per raggiungere la copertura necessaria. Le emissioni dovrebbero essere due, una per il 2013 e una per il 2014. Il valore complessivo dei titoli da immettere sul mercato dipenderà dalle esigenze di cassa che emergeranno. L’esecutivo stima mancati pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni per poco meno di 50 mld di euro. A cui va sommata la mole di debito accumulata dagli enti territoriali e locali. Parte dei quali di difficile quantificazione, come ad esempio la spesa sanitaria, il cui controllo è di esclusiva competenza delle regioni. Gran parte dei debiti della p.a. infatti, per una cifra compresa tra i 30 e i 40 mld di euro, è da imputare a mancati pagamenti del Sistema sanitario nazionale. Il comparto edile vanta dalla macchina pubblica crediti per 19 mld di euro, l’agroalimentare per 9 mld di euro, il comparto hi-tech per circa 3 mld di euro. Il debito complessivo verso le imprese commerciali dello stato stimato da Cna e Confindustria supera i 71 mld di euro. Mentre, secondo stime elaborate dall’Ufficio studi Confcommercio, già al 2011, il debito ammontava a 78,9 miliardi di euro, di cui 19,6 verso l’industria e 59,3 verso i servizi.

Il pollice verso. All’indomani della relazione a Palazzo Chigi sulla tabella di marcia decisa dal governo per lo sblocco dei pagamenti, le reazioni a caldo delle organizzazioni di categoria sono negative. Per il presidente dell’Alleanza delle cooperative, Giuliano Poletti, «il piano del governo è deludente e non risponde affatto alla necessità di dare immediatamente una boccata d`ossigeno a migliaia di imprese in gravissima difficoltà e strangolate dal perdurante blocco del credito». Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, invece, ha rimarcato come il piano non è quello che voleva Confindustria. Che piuttosto si aspettava «il pagamento di 48 miliardi di euro».

Fonte: Italia Oggi