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Diritto allo studio – intervento della Conferenza Regioni e Provincie Autonome

Con il comunicato del 24/07/2013 La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome in un documento consegnato al Governo, evidenzia i problemi relativi all’emendamento approvato dalla Camera dei Deputati che introduce nuove norme in materia di diritto allo studio universitario.

L’emendamento è da ritirare in quanto crea le condizioni per una confusione normativa e di gestione, tale da mettere a rischio le attuali garanzie che gli studenti hanno finora riconosciute.

Le nuove norme introdotte, infatti, oltre ad invadere la competenza esclusiva delle Regioni in materia, comportano due distinti sistemi di diritto allo studio, quello “ministeriale” e l’altro “regionale”, con un doppio canale di finanziamento, facendo credere che ci siano più risorse quando in realtà ce ne sarebbero meno.

Il decreto 68  ha introdotto i Livelli Essenziali delle Prestazioni per il DSU rendendolo un diritto finalmente esigibile da ogni singolo studente e, a garanzia del diritto allo studio, un sistema integrato al quale partecipano – nell’ambito delle rispettive competenze e così come prevede il Titolo V della Costituzione – lo Stato e le Regioni.

Oggi gli studenti e le Regioni fanno rispettivamente la loro parte, mentre il Fondo integrativo statale – pari a 160 milioni di euro nel 2013 – è pari a zero per il 2014.

Il nuovo canale di diritto allo studio abbozzato nel “Decreto del Fare” viene invece finanziato con una quota del “Fondo di Finanziamento Ordinario” spettante alle università per una cifra pari a 274 milioni di euro. Così si ottiene un doppio effetto negativo: da una parte si toglie alle università una parte dell’FFO appena e faticosamente riconquistato, dall’altra si sancisce la deresponsabilizzazione finanziaria dello Stato in materia di DSU, dato che risorse del Fondo statale per il diritto allo studio per l’anno 2014 sono pari a zero.

Per concludere, è il “preconcetto” che si scorge dietro l’emendamento all’articolo 59 ad essere sbagliato. Il diritto allo studio non può ridursi ad un bancomat, cioè alla sola erogazione monetaria delle borse di studio, ma si tratta di un sistema di servizi ed investimenti (alloggi, mense, strutture dedicate) che le Regioni portano avanti da anni, anche con fondi propri, per garantire che il diritto allo studio sia un effettivo diritto di cittadinanza per tutti gli studenti.

Oltre ad auspicare che il Parlamento intervenga sull’emendamento in questione, chiediamo al Governo di attivarsi per il rifinanziamento del Fondo statale per le borse di studio per i prossimi anni e per terminare il percorso di riforma del sistema del diritto allo studio disegnato dal decreto legislativo 68.