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Anticipazione di tesoreria non restituita alla fine dell’anno

Approfondimento di V. Giannotti

tesoriere

I giudici contabili affrontano la situazione di un comune che non aveva restituito l’anticipazione di tesoreria al 31/12/2015 passando ad esaminare la posizione del citato comune nel triennio precedente al fine di definire se la situazione poteva ritenersi grave in termini di equilibri di bilancio.
In particolare dall’esame complessivo della situazione di cassa emergeva che l’importo dell’anticipazione complessivamente concessa ai sensi dell’art. 222 del T.U.E.L. è stata, nel triennio 2013/2015, pari rispettivamente ad € 1.154.202,86 (2013); € 1.151.018,35 (2014) ed € 1.112.386,22 (2015); che l’anticipazione è stata utilizzata per 212 giorni nel 2013, 251 giorni nel 2014 e 359 giorni nel 2015; che l’importo dell’anticipazione non restituita al 31 dicembre dell’anno è stato pari ad € 335.457,04 nel 2013; ad € 372.028,34 nel 2014 e ad € 162.847,91 nel 2015; che ciò ha complessivamente determinato la maturazione, a titolo di interessi passivi, di somme pari ad € 10.070,13 nel 2013; € 22.305,14 nel 2014 ed € 23.150,67 nel 2015.

Le giustificazioni dell’ente locale

Il comune ha confermato i dati emersi dal controllo effettuato dai giudici contabili, precisando come lo stesso abbia proceduto a chiudere l’anticipazione al 31/12/2015 nell’anno 2016 tramite l’emissione di un mandato in conto residui 2015. Le giustificazioni rese dal responsabile finanziario alla crisi di cassa è stata determinata dalla lenta riscossione dei tributi e delle sanzioni, circostanza che ha inciso negativamente sulla liquidità dell’ente.

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