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Anti-dissesto, Napoli milionaria

Cinquanta milioni di euro per pagare le spese correnti e di personale alle regioni con i conti in rosso «che hanno adottato il piano di stabilizzazione finanziaria». Leggasi la Campania. Trecento euro per abitante (invece che 200) come contributo anti-dissesto per i comuni prossimi a dichiarare il default: ossia Napoli che così potrà portarsi a casa circa 300 milioni dei 590 che costituiscono lo stanziamento totale messo in campo per il 2012 dal governo Monti.

E ancora: anticipazioni di cassa pari a 200 euro per abitante per gli enti sciolti per infiltrazioni mafiose e in cui sussistano «squilibri strutturali di bilancio in grado di provocare il dissesto finanziario» (c’è solo un comune che risponde perfettamente a questo identikit: Reggio Calabria che così incasserà 20 milioni). Senza dimenticare i 40 milioni di euro anticipati ad Alessandria che è già in stato di dissesto conclamato e quindi non avrebbe potuto beneficiare del fondo anti-default.

Nel passaggio al senato, il decreto legge sui costi della politica (dl 174/2012), emanato dal governo sull’ondata di sdegno dopo i casi di malaffare che hanno travolto le amministrazioni regionali di Lombardia e Lazio, si è trasformato in una sorta di «assalto alla diligenza» degno delle Finanziarie di qualche anno fa. E a risultare premiati sono gli enti locali che più di tutti in questi anni si sono distinti per gestioni finanziarie «allegre».

Negli emendamenti approvati mercoledì sera dalle commissioni affari costituzionali e bilancio di palazzo Madama c’è di tutto. E il risultato è che gli effetti di pulizia contabile e trasparenza gestionale che il provvedimento avrebbe dovuto produrre risultano parecchio attenuati.

Prendiamo il caso del bilancio consolidato. L’obbligo per i comuni di mettere insieme i propri bilanci con quelli delle partecipate (è stata proprio la separazione delle due gestioni a prestare il fianco in questi anni agli artifici contabili, come da sempre denunciato dalla Corte dei conti) doveva scattare subito per tutti i municipi sopra i 15.000 abitanti. E invece i senatori hanno deciso una tabella di marcia molto più «rilassata». Il consolidato partirà solo nei comuni con più di 100.000 abitanti, poi dal 2014 l’asticella si abbasserà a 50.000 e finalmente si arriverà a 15.000 abitanti, ma nel 2015.

Gli emendamenti approvati da palazzo Madama confluiranno (tranne quelli sul terremoto in Emilia-Romagna che sono stati espunti per i dubbi di copertura avanzati dal governo) nel maxiemendamento del governo su cui martedì prossimo verrà votata la fiducia. Difficile possano esserci ripensamenti perché il decreto legge va convertito entro il 9 dicembre e dopo il sì del senato dovrà ritornare alla camera per un’approvazione lampo.

A firmare l’emendamento che concede solo per il 2012 anticipazioni di cassa alle regioni in extradeficit sanitario con il piano di stabilizzazione finanziaria già adottato (per il momento solo la Campania ma potrebbe presto aggiungersi anche la Puglia) è stato un manipolo di senatori campani: Vincenzo Nespoli, Gennaro Coronella, Carlo Sarro, Pasquale Giuliano, Vincenzo Fasano, Luigi Compagna, Raffaele Lauro, Giuseppe Esposito, Franco Cardiello, Francesco Pontone, Antonio Paravia (tutti del Pdl). A cui si sono aggiunti Riccardo Villari (campano pure lui, ex Pd, ora aderente al gruppo di Coesione nazionale) e la senatrice Diana De Feo (moglie di Emilio Fede) torinese ma eletta in Campania sempre per il Pdl. L’emendamento prevede che l’anticipazione possa essere chiesta entro il 15 dicembre per pagare le spese correnti, di personale e per servizi e forniture e che debba essere restituita in 5 anni. Carlo Sarro (che è anche uno dei relatori del dl) la motiva così a ItaliaOggi: «bisognava correggere una disparità di trattamento tra gli enti territoriali. Con il decreto legge, comuni, province e regioni saranno sottoposti a controlli più incisivi ma solo le regioni fino ad ora erano escluse dall’accesso al fondo anti-dissesto».

Guai però ad attribuire al partito di Angelino Alfano il monopolio degli emendamenti «ad personam». Anche il Pd si è difeso bene. Appartengono infatti al partito di Pier Luigi Bersani i quattro senatori (Maria Fortuna Incostante, Anna Maria Carloni, Alfonso Andria e Teresa Armato, ancora una volta tutti campani o eletti in Campania) che hanno proposto di elevare da 200 a 300 euro pro capite la dotazione dell’assegno anti-dissesto. Che tradotto in cifre significa 100 milioni di euro in più per Napoli, ormai prossima alla bancarotta. Tanto che gli stessi revisori dei conti giorni fa avevano chiesto alla politica di intervenire per ripianare una falla nei conti che ammonta a 850 milioni di euro. Risultato di anni di bilanci chiusi grazie a crediti mai riscossi, e difficilmente recuperabili in futuro (in primis entrate tributarie) contabilizzati come poste attive. Anche l’emendamento pro Reggio Calabria proviene dal Pd. E, per così dire, «dal territorio». L’ha proposto il senatore Luigi De Sena, campano pure lui, ma eletto in Calabria.

La generosità dei senatori rischia però di vanificare l’utilità del fondo anti-dissesto, visto che la torta è rimasta la stessa (590 milioni), ma è cresciuto sia il numero degli invitati al banchetto che la grandezza della fetta a loro disposizione. E così risuona quasi come una beffa l’emendamento di Paolo Tancredi (Pdl) che ha riaperto (potenzialmente) le porte del fondo a tutti i comuni, visto che alla camera era stata introdotta una limitazione (che aveva suscitato molte polemiche, si veda ItaliaOggi del 6/11 e del 16/11/2012) in base alla quale solo i comuni con più di 20 mila abitanti (che in Italia sono solo 519, ossia il 6% del totale degli 8.092 municipi) avrebbero potuto accedervi.

Fonte: Italia oggi